INDIA

RAJASTHAN

Pushkar e Ajmer

NEWS! I started to write my articles in English, this is my first one, so sorry for any grammatical mistake, if you find someone let me know! To go to the English Version you can click on the right of this page ENGLISH VERSION or the link below. Thank you!

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Per la lingua Italiana, continuare di seguito.

Buona lettura! 

Il viaggio che per le prossime sei settimane mi porterà in India è iniziato.

Volo diretto Milano – Nuova Delhi con Airindia.

Ancora prima di atterrare, dal finestrino mi rendo conto subito di qualcosa che dovrò affrontare per le prossime settimane: lo smog. Una spessa nebbia circonda la città e dall’aereo sembra surreale.

Una volta raccolto il mio bagaglio e ritirato dal bancomat un po di Rupie, pago un taxi prepagato per arrivare fino in città dove un mio amico e sua sorella mi stanno aspettando.

È totalmente insano il modo che hanno di guidare, senza regole, dove ognuno fa quello che gli pare, dove a volte è meglio chiudere gli occhi piuttosto che guardare, ma è affascinante come senza nessuna logica e nessun senso, passando a 2 cm l’uno dall’altro, in realtà non si toccano e riescono a farsi strada ovunque.

Arrivo a destinazione sano e salvo, trovo i miei amici e esploriamo i dintorni a piedi. È il caos più totale. Camminare è quasi impossibile, motociclette, tuktuk, macchine che suonano senza sosta il clacson per farsi strada nella calca, sfiorandoti le gambe. Senza contare le mucche che camminano ovunque. Dopo 10 minuti sono già esausto, io che amo i posti tranquilli…

Pushkar and Ajmer-1

Delhi

Fortunatamente a Nuova Delhi ci rimaniamo solo per il pomeriggio, alle 21.30 abbiamo già prenotato il bus notturno che ci porterà a Pushkar.

Per arrivare alla stazione dei bus prendiamo un tuk tuk e il divertimento misto all’ansia di morire si alternano. A mettermi maggiore ansia ci pensano i miei amici che mentre saliamo sul bus litigano pesantemente con l’autista perché vuole dei soldi extra per poter mettere il bagaglio in stiva. Si tratta di 20 rupie a testa, qualcosa come 26 cent di euro, ma è una questione di principio. Ovunque cercano di fregarti soldi, o chiederti soldi non dovuti, e lo fanno soprattutto con i turisti. Dopo ben 10 minuti di urla e tensioni riusciamo a mettere i bagagli senza pagarli.

Il bus notturno che parte con circa 2 ore di ritardo, ha oltre ai normai sedili, delle cuccette come quelle dei treni. Neanche poi così scomode, ma il problema è che il bus non è rilassante come un treno e le strade non sono di certo senza buche.

Dopo circa 12 ore con qualche fermata di mezzo arriviamo finalmente a Pushkar dove l’atmosfera è decisamente più rilassata, anche se nelle vie centrali il caos è persistente.

Pushkar ha un lago sacro, il che la rende particolare meta di turismo e pellegrinaggio. Inoltre moltissimi turisti fanno ottimi affari per comprare gioielli e pietre all’ingrosso da spedire in Europa per rivenderli. In città sono vietati alcool e carne, anche se in alcuni posti puoi trovare illegalmente della birra ordinando del “tè speciale”.

La via centrale dove si affacciano tutti i negozi e ristoranti è molto viva e caotica. Un mix di colori e odori. Anche qui ogni due metri cercano di invitarti nel proprio negozio per comprare qualcosa.
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Di interessante da fare a Puskar c’è il lago, dove sui ghats (i gradini sacri intorno al lago) si può ammirare uno spettacolare tramonto, al ritmo di tamburi, chitarre e giocolieri. Bisogna solo stare attenti a questi finti preti che ti ficcano un fiore in mano, poi ti accompagnano sul lago per fare una preghiera e alla fine ti chiedono un’offerta assurda per la propria famiglia. Noi ci siamo fatti abbindolare solo nel Brahma Temple, dove in realtà un ragazzo ci ha fatto tutto uno spiegone di cui abbiamo capito meno della metà facendoci fare tutto un rito particolare. Gli abbiamo lasciato 300 rupie a testa, che anche se sono poco meno di 4€, sono una follia. Tenendo conto che una notte in Guest House ci veniva a costare 110 rupie a testa. Insomma, bisogna fare un po’ attenzione e soprattutto imparare come sto facendo io, a dire di no o contrattare il prezzo per qualunque cosa. Qui funziona così, e anche se per noi Europei si tratta di centesimi o manciate di euro, vige sempre il principio di non farsi fregare, perché gli Indiani ne approfittano tantissimo e se possono cercano di fregarti più soldi possibili.

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Altra attrazione che merita, è senz’altro salire sulla collina del Savitri Temple per il tramonto. Da una parte si ha la città di Pushkar e dall’altra montagne e deserto. La camminata richiede circa 1 ora dal centro città ed è parecchio impegnativa, quindi essenziale portarsi almeno una bottiglia d’acqua a testa, ma ne vale proprio la pena. In cima, scimmie e cani ti aspettano nella speranza di ricevere qualche cosa da mangiare.

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Se invece c’è una cosa super facile da fare è mangiare. Ristoranti o baracche che fanno da mangiare tutto il giorno no stop a prezzi ridicoli. In media a pasto si spende dalle 100 alle 150 rupie.

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Un giorno noleggiamo uno scooter per 200 rupie e andiamo ad Ajmer, circa 20 km da Pushkar. È prettamente una città Islamica, dove si trova uno dei più importanti siti di pellegrinaggio dell’India per i musulmani, il Dargah. Sfortunatamente non possiamo entrare, perché indossiamo pantaloncini corti e non abbiamo nulla per coprirci.

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Visitiamo il Red Temple che però non è nulla di eccitante e compriamo a poco prezzo alcune attrezzature elettroniche nel delirio cittadino. Qui lo smog e il caos è qualcosa di esagerato.

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Rientrati a Pushkar approfittiamo dello scooter per andare un po’ fuori città dove inizia il deserto e ammirare i colori caldi che solo la luce del tramonto può dare.

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Un altro giorno assistiamo alla festa Shivrati che consiste in una parata di carri, fiori e colori per le vie del centro.

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Per ora è tutto, il viaggio in India continua!

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Ma quindi quest’Australia?

La domanda che mi hanno fatto tutti da quando sono tornato in Italia e che mi sono fatto anche io.
Bene, è giunto il momento di tirare le somme.
Ti è piaciuta l’Australia? SI

Ci torneresti a vivere? NO

L’Australia è un paese che merita senz’altro di essere vissuto per essere capito, un po’ come ho fatto io. Questo discorso in realtà credo che valga per qualunque paese.
Io ci ho vissuto per un anno, undici mesi per essere precisi. 
Le mie aspettative erano un po’ diverse.
Col senno di poi ho riconosciuto di aver fatto alcuni grossi errori, che secondo me non dovrebbero essere sottovalutati pianificando di trasferirsi all’estero per un così lungo periodo.
Io scelsi Brisbane come città iniziale, nella quale ho fatto il mio corso di inglese. Sicuramente la scelta di fare un mese di corso inglese, è stata una scelta saggia, sia per migliorare la lingua, ma soprattutto per socializzare un po’ e non trovarsi proprio da solo dall’altra parte del mondo.
Brisbane invece non si è rivelata la città giusta. Io onestamente avevo pensato che essendo una città meno gettonata e che in pochi conoscono, ci sarebbe stata più offerta di lavoro. Sbagliato. Meno gente significa anche meno ricambio e meno bisogno. Sydney e Melbourne nonostante siano stra piene di backpackers che cercano lavoro, qualcosa si trova sempre perché ogni giorno tanti arrivano ma tanti se ne vanno, quindi c’è un ricambio costante, il che significa che se non trovi lavoro lì significa che stai sbagliando qualcosa. Io a Melbourne ho trovato lavoro ancora prima di arrivarci, tanto per dire.

Altro grosso errore è stata la stagione. Sono arrivato a marzo, che sarebbe fine estate/autunno in Australia. In realtà sapevo che non sarebbe stato un periodo ideale per trovare lavoro, ma non pensavo che questo significasse il nulla assoluto. Certo, io vi parlo comunque di Brisbane e città piccole. Sydney e Melbourne anche se era bassa stagione qualcosa faticando un po’ di piu si dovrebbe trovare. Il periodo ideale è settembre/ottobre, poco prima che inizi la stagione estiva nella quale i locali cercano molto personale per l’alta stagione.
L’inglese anche è stato un grosso ostacolo. Nonostante avessi delle basi, nonostante avessi fatto la scuola, da lì al mondo reale, all’accento australiano ce ne passa. L’insicurezza nell’esprimermi, l’encefalogramma piatto quando ti facevano una domanda e tu non capisci niente… Insomma, chi vuoi che ti assuma se manco capisci le domande che ti hanno fatto? Lì non c’è niente da fare.. Solo l’esperienza, il parlare con gli altri, sbagliare, sentirsi stupido, ti porterà pian piano a migliorare la lingua. Quindi prima di partire, cercare di studiare l’inglese il più possibile.
A parte questi errori, per il resto posso dire che l’Australia è comunque un paese facile. Facile perché la burocrazia funziona. Perché le persone sono gentili (anche se molte volte solo di facciata). Perché sono tutti disponibili ad aiutarti, anche quando non lo chiedi. Perché quasi tutti rispettano le regole e se qualcuno non le rispetta glielo fanno notare. Tutto questo aiuta a semplificarti le cose. Poi certo comunque ci devi mettere del tuo, ma paragonato all’Italia è sicuramente tutto più facile. 
Il tenore di vita è alto, anche per i lavori più umili e che non richiedono qualifiche. Se in Italia fai le pulizie o il barista, prendi una miseria. In Australia puoi guadagnare 3.300$ e anche più per le stesse mansioni. Voi direte..beh certo però l’Australia è cara! Sicuramente sotto certi punti di vista è cara. Gli affitti soprattutto. Ma in realtà è tutto molto ben proporzionato agli stipendi. E se sai come muoverti, dove comprare, in realtà in molti casi è addirittura più economico dell’Italia.
Io a Melbourne pur essendo super sottopagato in nero per fare il lavapiatti, in 3 mesi e mezzo che ho lavorato, al netto di tutte le spese di affitto, cibo e pochissimi extra ho messo via quasi $3.000. In Italia probabilmente è tanto se facendo lo stesso riesci ad arrivare a fine mese.

Parlando invece dal punto naturalistico, beh.. Come direbbero gli Australiani, amazing!
L’Australia è un paese così grosso che puoi trovare di tutto. Spiagge, scogliere, montagne, deserti, laghi, fiumi, foreste pluviali, clima tropicale, clima secco, ecc. ecc. Ce n’è per tutti i gusti. Sono così orgoglioso di me stesso di aver viaggiato tantissimo, più di quanto in realtà avessi preventivato. Ho visto tanti di quei bei posti indescrivibili. Centinaia di tramonti e cieli stellati che rimarranno indelebili fotografie nella mia mente. Per non parlare di tutti gli animali assurdi che vivono in questa terra. Canguri, wallaby, wombat, serpenti, ragni, balene, dugong, coccodrilli, cassowary, emu, possum, dingo, squali (che purtroppo non ho visto), tartarughe, lizard, delfini, ecc. Ragazzi la natura è bellissima!
Quindi se la natura è bella, e gli animali, e guadagni palate di soldi, sono tutti gentili, rispettosi della legge ecc. Perché non ci andrei a vivere?
Penso prima di tutto che sia una sensazione personale. Nonostante i tanti lati positivi, non mi sentivo a mio agio. Manca storia, manca cultura, le città per me erano tutte le stesse noiose città, senza delle vere e proprie piazze, senza monumenti, senza via pedonali… E le persone.. Beh gli australiani li ho trovati tutti un po’ superficiali, non hanno il senso dell’amicizia profondo come lo intendiamo noi, vivono per lo più per sbronzarsi come delle merde, e spendere soldi in alcool e al ristorante. Insomma ho sentito tutto molto distante da me, non mi sentivo a mio agio. I lati positivi non superavano quelli negativi.
Questa ovviamente è solo la mia personale opinione, condivisibile o no.

Nonostante ciò, è un’esperienza che consiglierei a chiunque di fare, soprattutto ai più giovani.

Tornassi indietro, la rifarei, ma a 20 anni.

Mi ha dato tantissimo, mi ha aperto la mente sotto tanti punti di vista e mi ha insegnato tanto.

Mi ha ridato quella energia di vivere, che purtroppo, prima di partire era venuta a mancare. Avevo perso fiducia nel genere umano in generale, e invece l’Australia mi ha fatto veramente ricredere. Quante persone ho incontrato, australiani o viaggiatori dalle più svariate nazionalità. Quanto mi hanno dato, quanta condivisione, quanta esperienza. È pieno di persone buone il mondo, e adesso riesco finalmente a vedere le cose positive in ogni circostanza. 

Il mio blog continuerà. Forse in maniera diversa, un pochino meno prolissa. In questo momento sono sull’aereo che mi sta portando da Timo in India per 6 settimane. Sicuramente c’è tanto che vorrò condividere e soprattutto raccontare attraverso le foto. Vorrei anche iniziare a scrivere in Inglese per ampliare un po’ il mio bacino di visite che in quasi un anno sono circa 10.000 con 5.000 visitatori unici. Devo solo capire a livello tecnico se posso mettere un bottone per passare all’articolo in Inglese o devo scrivere tutto nello stesso articolo. 

Fino ad ora il mio blog è stato più un diario per me stesso, ora vorrei che diventasse un blog incentrato sui viaggi piuttosto che sulla mia vita privata. Spero che apprezziate e che continuerete a seguirmi in giro per il mondo per farvi vivere un po’ quello che i miei occhi vedono e che la mia anima vive e raccoglie.

Ed ora chiudo definitivamente il capitolo Australia. Grazie di tutto quello che mi hai dato.

Goodbye Australia – Singapore

Per una volta, ce l’ho fatta! Vi ho fregato tutti e sono arrivato in Italia senza farmi sgamare da nessuno! 😀

In occasione del ….esimo compleanno di mia mamma, ho approfittato per tornare in Italia per un breve periodo.

 

Ultimo camping in Australia

Lunedì 8 Febbraio abbiamo venduto Miss Sophie come precedentemente spiegato, e la sera stessa Timo ed io abbiamo lasciato l’Australia dall’aeroporto di Brisbane.

 

Addio Miss Sophie

Io in direzione Italia e lui in India, per raggiungere sua sorella. Io lo raggiungerò il 3 di Marzo e mi fermerò in India per 6 settimane.

Due giorni prima di partire ho scoperto che il mio scalo a Singapore durava ben 18 ore, ma per fortuna con degli orari furbi. Sono atterrato alle 5.30 del mattino e alle 23.30 di sera avrei avuto il volo per Milano. Quindi ne ho approfittato per passare l’intera giornata a Singapore.

Il tempo non era il massimo, tutto nuvoloso ma per lo meno niente pioggia e soprattutto non troppo umido come invece mi sarei aspettato.

Con la metro si arriva in centro in 30 minuti. Come arrivo prendo qualche mappa alla fermata e inizio a capire dove dirigermi. In neanche 10 minuti ben due persone si fermano a chiedere se ho bisogno, che cosa stavo cercando! Persone squisite e davvero gentili. La giornata non può che iniziare per il meglio!

Per prima cosa mi dirigo verso la zona Marina. Passo accanto ad un teatro enorme e dalle forme moderne.

 

Esplanade – Theatres on the Bay

 

Continuando sulla camminata che costeggia la baia arrivo ad uno dei monumenti simbolo di Singapore, il Merlion. Decine di turisti, soprattutto asiatici, muniti di stick per i selfie, si fanno migliaia di foto.


Continuo la mia passeggiata passando di fronte al Victoria Theatre fresco di ristrutturazione. Da lì attraverso il Singapore River e costeggio il fiume sul quale sono affacciati decine di ristoranti di ogni nazionalità. Probabilmente di sera con le luci l’atmosfera è decisamente più magica.

 

Victoria Theatre

  


Arrivo fino a China Town dove mi perdo affascinato. Trascorro diverse ore fra le vie di questo quartiere, dalla zona dei ristoranti, alle bancarelle. Faccio visita al più antico tempio Hindu della città, chiamato The Sri Mariamman Temple. Sul tetto un tripudio di statue colorate meravigliose.

The Sri Mariamman Temple

 

China Town

Piu avanti incontro un altro tempio, questa volta Buddista, il Buddha Tooth Relic Temple. All’interno c’erano delle funzioni, ma era comunque consentito entrarvi. Anche qui tanti colori e statue del Buddha sparse ovunque. Davvero bello!

 

Buddha Tooth Relic Temple



Beccato!! Qualcuno si distrae con il proprio iPhone

 

Il mio tour continua, direzione Marina Bay Sands che sicuramente avrete già visto in foto.

 

Marina Bay Sands

Nella passeggiata che mi porta fino lì incontro bellissimi palazzi moderni, di cui uno in particolare pieno di vegetazione sulle pareti. L’arte non manca di certo a Singapore e la pulizia è estrema. Ovunque ci sono cartelli che ti avvisano di quanto ammonta la multa per ogni cosa vietata.


  


Inoltre se già pensavo che l’Australia fosse piena di telecamere, mi devo subito ricredere. Singapore è anche peggio!


Prima di arrivare al Marina Bay Sands c’è un centro commerciale gigante dove la mia speranza di trovare una bottiglietta d’acqua a poco prezzo è vana. Addirittura al piano terreno hanno costruito un canale artificiale dove affittano delle barche a remi per i clienti… Altroché Grulandia! :p


Finalmente esco da lì e mi ritrovo da un lato il Marina Sands Bay e dall’altra l’ArtScience Museum dall’architettura davvero particolare. Accanto parte il ponte pedonale Helix Bridge da dove si possono fare belli scatti.

 

Marina Sands Bay

 

ArtScience Museum

 

Helix Bridge

Il tempo stringe, e voglio fare ancora un sacco di cose. Proseguo per il giardino botanico Gardens by the Bay, davvero spettacolare. Gli alberi metallici mi sembravano qualcosa di già visto in Italia… (L’albero della vita Expo 2015).

 

Gardens by the Bay

Mi sarebbe piaciuto vedere il Flower Dome e il Cloud Forest ma c’era una coda infinita, quindi ci ho dovuto rinunciare.

 

Interno del Marina Sands Bay

Dal giardino botanico si arriva direttamente al Marina Sands Bay. Entro e scopro che salire fino al 57° piano costa ben $23 e quindi ci rinuncio. Timo, che ci era già stato, mi aveva consigliato di andare al bar panoramico con l’ascensore che è gratis e poi prendere qualcosa da bere. Peccato che il bar aprisse solo alle 18 ed io non avevo tempo di aspettare. Peccato.

Come ultima tappa mi rimane Little India, il quartiere indiano, tanto per entrare nell’atmosfera indiana.


  
Anche qui ci sono diverse bancarelle e una zona ampia al coperto piena di ristorantini. Decido di cenare qui, dove mi mangio un piatto enorme di Chicken Biryani accompagnato da queste sfoglie di pane/crackers di cui non ricordo il nome.


La mia giornata a Singapore giunge al termine. Faccio rientro all’aeroporto e mi imbarco sul volo che in 13 ore mi riporterà in Italia dopo 11 mesi di assenza. Devo dir che Singapore mi è piaciuta tantissimo, più di qualsiasi altra città australiana che ho visto.

 

La pulitissima e moderna metropolitana di Singapore

 

Aeroporto di Singapore

A breve un articolo su riepilogativo di questa mia esperienza in Australia.

Fraser Island

Il viaggio continua verso Nord. Mi ha fatto un po’ effetto passare per Brisbane, da dove la mia avventura per l’Australia era iniziata quasi un anno fa, ma è stato piacevole. La nostra prossima meta è Fraser Island, che non avevamo potuto fare lo scorso Giugno quando Timo ed io abbiamo iniziato a viaggiare insieme a causa di mancanza di finanze.

Fraser Island è famosa per diversi motivi. Intanto è la più grande isola al mondo di sola sabbia che misura 120Km di lunghezza.

È l’unica al mondo dove si trova la foresta pluviale cresciuta nella sabbia.

Non esistono strade, infatti l’accesso è riservato a sole auto 4WD o 4×4 chiamatele come volete, il che rende il tutto super divertente.

È famosa per la presenza dei Dingo selvatici di cui ti smaronano con cartelli ovunque sulla pericolosità di un incontro ravvicinato, pare non siano tanto coccoloni.

Punto di partenza del traghetto per arrivare a Fraser Island è Rainbow Beach, la quale prende il nome dalle dune di sabbia dai diversi colori che si trovano sulla spiaggia. Un po’ forzato chiamarla Rainbow.. Al massimo io l’avrei chiamata Yellow/Brown Beach ma forse non suonava molto bene! 🙂 

  
Passiamo un giorno e mezzo nei dintorni. Facciamo un’escursione al Poona Lake e al Searys Creek che hanno in comune la particolarità di avere tea tree water. Significa che le piante di te circostanti che perdono pezzi nell’acqua danno il colore come quando immergiamo una bustina di te. Si passa dal rosso, al giallo pipì al marrone.

 

Lake Poona

  

Lake Poona

 Nel fiumiciattolo, c’è una sorta di percorso di qualche metro dove semplicemente ti fai trasportare dalla corrente circondato da una verdissima vegetazione.

 

Searys Creek

  

Searys Creek

 La prima sera abbiamo assistito ad uno spettacolo naturale bellissimo. Dopo cena, siamo andati in spiaggia, sopra di noi un cielo stellato bellissimo, e in lontananza delle enormi nubi illuminate costantemente da lampi, sembrava una discoteca! 

Esaurite le cose da fare a Rainbow Beach, prenotiamo un tour di tipo Tag-a-long di due giorni e una notte per Fraser Island. Tag-a-long significa che ci sono diverse Jeep, c’è la Jeep “madre” con la guida turistica che sta davanti a tutti e le altre jeep la seguono cercando di passare esattamente nelle stesse tracce delle ruote che ha lasciato sulla sabbia la prima jeep. La cosa bella di questo tipo di tour è che a turno possiamo tutti guidare.

  
Siamo 3 jeep per un totale di 22 persone tutti ragazzi under 25, il che mi fa sempre sentire il vecchio del gruppo. Nella nostra macchina siamo in 6, Timo ed io, due ragazze e un ragazzo Inglesi e un ragazzo tedesco.

Prendiamo il traghetto che in 10 minuti attracca a Fraser Island e si parte all’avventura…o quasi! Dopo neanche 50 metri la jeep numero 3 si era già bloccata nella sabbia! Ma dopo qualche istruzione via radio sono riusciti a sbloccarsi da soli. Ci sono diverse regole da seguire quando si guida nella sabbia. Tenere marce basse, quindi 1ª o 2ª, e tenere alti i giri del motore, soprattutto quando inizi a sentire che la sabbia ti sta bloccando le ruote. 


  Tendenzialmente con la sabbia morbida le ruote vanno un po’ dove vogliono, ma se si perde il controllo basta lasciare il volante e in qualche secondo le ruote tornano in linea e la macchina riprende ad andare dritta. Il divertimento ad ogni modo è assicurato!

  
Dopo qualche decina di chilometri incontriamo i primi dingo che appaiono super magri con musi tristi, si affiancano alla macchina ma non mi sono sembrati così minacciosi. 

Proseguiamo ed arriviamo al primo punto di interesse il Maheno Wreck, il relitto di una nave naufragata nel 1935 di cui rimangono i resti arrugginiti e consumati dagli agenti atmosferici. È un po’ l’immagine simbolo di Fraser Island.

 

Maheno Wreck

  

Maheno Wreck

 Secondo posto dove ci fermiamo è Eli Creek, anche questo è una sorta di percorso di un paio di centinaio di metri dove ti lasci trasportare dalla corrente. A differenza dell’altro creek vicino a Rainbow Beach, questo aveva un’acqua cristallina pulitissima che si poteva anche bere. Posto carino, ma troppo turistico, troppa gente!
 

Eli Creek

  

Eli Creek

 Il tempo cambia e inizia a piovere. È il mio turno per guidare! Sfortunatamente la strada che ci porta nel prossimo punto di interesse è noiosa e con sabbia compatta, quindi in realtà era quasi come guidare in una strada normale.

Arriviamo all’inizio del sentiero che porta al Wabby Lake. Un percorso di circa 2Km in mezzo alla foresta ma che poche centinaia di metri prima della fine si apre in un deserto di sabbia.

 Al fondo di una ripida discesa si estende questo lago dalla temperatura decisamente tiepida e piacevole.

  
Tornati alla jeep facciamo marcia verso il resort dove passeremo la notte. Cena basic, con pasta al ragù tremenda e dopo cena decine di giovani backpackers completamente ubriachi che fanno casino fino a notte fonda.

  
Il giorno successivo dopo colazione, è il turno di Timo per guidare. Una stretta e malmessa strada in mezzo alla foresta ci porta al famoso Lake Mckenzie. La spiaggia di sabbia bianca e fina si getta nell’acqua cristallina del lago. Anche qui l’acqua è tiepida e piacevole e tutti ci rilassiamo a bagno facendo scrub con la sabbia su tutto il corpo.

 

Lake Mckenzie

  

Lake Mckenzie

 Dopo circa un’ora facciamo marcia indietro e torniamo verso il resort per mangiare, e dopo pranzo facciamo il percorso inverso che ci riporterà al traghetto per tornare sulla terra ferma a Rainbow Beach.

L’isola ci è piaciuta tantissimo, soprattutto guidare la jeep rende il tutto più divertente, ma onestamente siamo rimasti molto delusi dal tour operator. Avevamo scelto di passare due giorni e una notte per aver fatto più tempo da dedicare sull’isola, ma in realtà il primo giorno alla fine della fiera siamo partiti da Rainbow Beach verso le 11 del mattino, e il giorni successivo mi pare che alle 3 fossimo di già rientrati. Il tour da un giorno parte alle 6 del mattino e torna il giorno successivo verso le 5.30pm. Abbiamo fatto esattamente le cose che fanno nel tour di un giorno, dedicando lo stesso tempo. Il resort era qualcosa di tremendo. In una bella isola deserta come questa hanno costruito questo mostro dove la sera ci sono solo giovani ubriachi e casinisti. Mi sarei aspettato qualcosa di più rilassante. Inoltre la guida non ci ha spiegato praticamente nulla, addirittura quando ci ha portati al Lake Wabby, all’inizio del sentiero ci ha detto “questo è il sentiero di 2Km, quando arrivate lì controllate l’orologio e alle 4 tornate indietro io aspetto qui” ah beh grazie! L’unica cosa positiva è stato guidare la jeep, cosa che altrimenti con il tour di un giorno non sarebbe stato possibile fare. Quindi se doveste mai andare a Fraser Island, non scegliete il tour operator chiamato Nomads! 🙂

  

South East Coast

In due settimane che abbiamo lasciato Sydney, non c’è stato un solo giorno in cui non abbia piovuto. Più a Nord ci dirigiamo, più il clima diventa umido e le piogge assidue e frequenti.
Questo è davvero snervante, prima di tutto perché se piove non possiamo fare praticamente nulla. No spiaggia, no camminate, no escursioni. Niente. Secondo, perché è scomodissimo fare camping con tutto bagnato.
Saltate le Blue Mountains, ci dirigiamo a South West Rocks, precisamente nella spiaggia chiamata North Smoky Beach. Si parcheggia la macchina praticamente vicino ad un faro e poi c’è un sentiero di appena 800 metri per scendere nella spiaggia.

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North Smoky Beach

È

incredibilmente quasi deserta. Anzi, in realtà ci sono due spiagge, e in quella dove ci siamo fermati noi eravamo solamente Timo ed io, solo ogni tanto qualcuno passava camminando lungo il bagnasciuga. Il tempo ha retto quasi tutto il giorno fortunatamente, ma quando vediamo avvicinarsi minacciosi nuvoloni neri, decidiamo che è ora di cercare il prossimo campeggio dove dormire, dove avremo un incontro ravvicinato con il ragno più grosso che abbia visto sin quando sono arrivato qui in Australia.

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Faceva da guardia accanto alla porta del bagno. Era grosso quanto la mia mano aperta. Disgustoso.
Il giorno successivo lo passiamo a Coffs Harbour, dove Timo ha incontrato un amico della sua stessa città natale ma a parte un paio d’ore senza pioggia sufficienti per fare un barbecue, il resto della giornata è stato un acquazzone continuo.

   
 Non abbiamo visto granché di questa città.
La meta successiva è la famosa cittadina di Nimbin. Famosa per essere una città hippy, dove sostanzialmente la gente va soprattutto per alcuni mercatini e per procurarsi marijuana. Anche perché non c’è nulla, la strada principale sarà lunga meno di un chilometro fatta di negozietti più o meno tutti uguali.

 

Mercatino Nimbin

 
Si respira odore di canna ovunque, e pare che nessuno si faccia problemi a fumare in pubblico. È davvero un paradosso onestamente. Lo è per lo meno qui in Australia, con tutte le restrizioni e i controlli che hanno. Timo ed io non fumiamo, ma vista la situazione, vogliamo immergerci in quella che è l’atmosfera di Nimbin e riusciamo a procurarci senza nessuna difficoltà un po’ di erba. Dove? Semplicemente in un negozio di souvenir che ci hanno consigliato. Il titolare senza farsi tanti problemi tira fuori un mega pacco di marijuana, bilancia e pesa tutto sul bancone. Tutta questa facilità ci fa capire che probabilmente anche se è illegale, Nimbin è un’eccezione, e il motivo credo che sia solo uno. I soldi. Senza questa nomea, nessuno andrebbe in questa cittadina in mezzo al nulla. Quindi probabilmente hanno trovato un accordo per poter far sopravvivere questa cittadina.
Comunque mamma e papà che leggete, tranquilli ho solo provato una canna, nessun effetto, solo un po’ di mal di stomaco. Non è roba che fa per me! 🙂
L’unica cosa che ho davvero apprezzato di Nimbin è l’ostello in cui siamo rimasti per 3 notti con la nostra tenda. Diciamo che non era proprio un classico ostello. Era completamente immerso nel verde, con alcune grosse tende sparse qua e la con all’interno alcuni letti a castello.
C’era una bella atmosfera rilassata e il mio posto preferito era questo prato con un enorme albero al quale erano appese delle “sedie a dondolo” che si affacciavano sulle colline circostanti.

 

Nimbin ROX YHA Hostel

 
Ho passato delle ore a ciondolarmi su queste sedie, leggendo un libro o semplicemente ammirando il panorama. Verso l’ora del tramonto alcuni wallaby saltellano e si rifocillano di erba (non marijuana!) nei prati circostanti. È stato uno dei momenti più rilassanti che ho avuto qui in Australia.

  
A parte rilassarci in ostello siamo andati ad una cascata chiamata Minyon Falls.

 

Mynion Falls

 
Nell’ostello abbiamo conosciuto un ragazzo tedesco che stava viaggiando da solo e che si è poi unito a noi per alcuni giorni successivi.
Purtroppo non abbiamo fatto molto, causa maltempo, ma abbiamo passato due notti in un campeggio gratis al bordo di un lago artificiale molto bello e rilassante chiamato Wyaralong.

 

Wyralong Lake

  

Wyralong Lake

 
Siamo dunque arrivati a Brisbane dove l’intenzione era di prenderci per tempo per sistemare e vendere la macchina. Per poter vendere la macchina in Queensland è necessario fare un certificato di sicurezza presso un meccanico che attesti che la macchina sia conforme per poter viaggiare ed essere quindi venduta. Prendiamo appuntamento con il meccanico italiano che mi aveva aiutato a risolvere i casini con il mio van, e purtroppo alla fine del controllo non ci ha dato buone notizie. Ci sono da spendere poco più di $1000 per avere il certificato di sicurezza. Tutte e 4 le gomme da cambiare, freni anteriori pastiglie più dischi da sostituire, pastiglie posteriori da sostituire più altre cose minori. Inoltre essendo una macchina GPL necessita un ulteriore controllo di sicurezza che da solo costa intorno ai $100. Insomma, un po’ demoralizzati valutiamo le diverse opzioni e alla fine il meccanico ci fa un’offerta per ritirarci la macchina ad un prezzo irrisorio. Ma alla fine facendo tutti i calcoli Timo ci perderà solo $500 rispetto al prezzo che ha pagato la macchina quando l’ha comprata. Contando che l’aveva comprata per $1000 con ben 6 mesi di REGO (una sorta di assicurazione), e con l’uso che abbiamo fatto della macchina, va bene così. Quindi trovato l’accordo con il meccanico, possiamo tenere la macchina fino all’ultimo prima di partire per l’India. Il che ci permette di viaggiare ancora un pochino e sfruttare i nostri ultimi giorni!