INDIA

UTTAR PRADESH

Varanasi

NEWS! I started to write my articles in English, sorry for any grammatical mistake, if you find someone let me know! To go to the English Version you can click on the right of this page ENGLISH VERSION or the link below. Thank you!

English Version

Ed eccoci all’ultimo articolo in India.

Lasciamo Agra di sera sempre in treno alla volta di Varanasi. Stessa scena di assalto come a Jaipur all’arrivo del treno. Andiamo direttamente nei vagoni notte, ma questa volta la situazione è anche peggiore. Sono tutti pieni. Nessun posto dove sedersi, o posto letto per dormire. Panico.

Il viaggio durerà qualcosa come 14-16 ore con i vari ritardi, impensabile di farsela in piedi o a terra. Dopo che la sorella del mio amico fa un giro di perlustrazione per i vari vagoni, abbiamo la conferma che siamo fregati.

Cerchiamo quindi almeno uno spazio dove mettere i nostri grossi zainoni da backpackers anche se siamo guardati sempre male dalla gente intorno. Alcuni ragazzini indiani che avranno avuto non più di 19-20 anni, ci osservano dalle loro brandine e si offrono per aiutarci a mettere via gli zaini ma non solo. Ci offrono di farci almeno sedere sulle loro brandine e noi molto stupiti dalla loro gentilezza accettiamo.

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Si fanno quattro chiacchiere e scopriamo che sono tutti studenti universitari. In realtà non chiacchierano molto, e quasi tutti si mettono cuffiette alle orecchie e giocano con i loro cellulari o guardano film. Il tempo passa ed ormai è notte. La stanchezza è alle stelle. I ragazzini spiegandoci che sarebbero scesi prima di noi ci offrono/obbligano a usare la loro brandina per dormire e loro si accucciano in fondo seduti ai nostri piedi. E’ stata incredibile la generosità di questi ragazzi, e non c’era verso di opporsi. Così cullati dall’ondeggiare del treno ci addormentiamo in quello che in quel momento era per me il miglior letto del mondo. Durante il viaggio il mio “salvatore” scende dal treno senza farsi notare, non sono neanche riuscito a dirgli grazie.

Dopo un infinito viaggio arriviamo finalmente a Varanasi verso l’ora di pranzo. In stazione incontriamo un amico australiano della sorella del mio amico, anche lui appena arrivato e sfiniti prendiamo un tuk tuk per cercare una Guest House. Dopo averne girate 2-3 troviamo quella giusta, in una piccola via interna, lontano dal caos della città ma in pieno centro.

Dedichiamo il resto del pomeriggio per riposarci dal viaggio in treno.

Verso l’ora di cena usciamo per andare a fare una passeggiata sui ghats lungo le rive del fiume simbolo dell’India, il Gange.

Rispetto a tutto il resto della città, sulle gradinate non c’è sporcizia in quanto è considerato luogo sacro, tanto da avere un “bidone sacro” 🙂

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Dopo una bella camminata arriviamo in uno slargo dove sta andando in scena una cerimonia che raccoglie non solo centinaia di persone sulle gradinate, ma decine e decine di barche colme di persone che seguono dal fiume lo spettacolo fatto di musica, canti e balli. L’atmosfera è davvero magica e soprattutto colorata. La spiritualità delle persone attorno è così forte che sembra quasi palpabile.

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A fine cerimonia non mancano gli indiani che incuriositi da noi occidentali ci chiedono di scattare delle foto, soprattutto alla mia amica che ha i dreads ai capelli.

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Dopo qualche scatto da fenomeno da baraccone ci disperdiamo nelle viuzze interne strettissime che fortunatamente tengono alla larga i mezzi a motore fatta eccezione per qualche motocicletta.

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Ci fermiamo in un ristorantino fra tanti e mangiamo un’ottima uttapam con verdure e formaggio!

Rientrando in Guest House ci rimettiamo nelle strade principali dove c’è un mercato gigante lungo tutta la strada pieno di persone, motociclette e mucche.

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Ancora affamati ci mangiamo un paio di Samosa, dei triangoli di una sorta di sfoglia fritta ripiena di verdure e tanto chili.

Nei giorni seguenti esploriamo la città e ripercorriamo i ghats. Al mattino lungo le rive si svolgono diverse attività. Le persone fanno il bucato e poi lo stendono al sole sui gradini, alcuni si lavano, altri dipingono delle imbarcazioni, alcune mucche trovano rinfresco mettendosi a mollo nell’acqua.

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La nostra principale attività comunque rimane il mangiare. Ci sono talmente tanti posti a poco prezzo che c’è l’imbarazzo della scelta. Una sera mangiamo anche una buona pizza e in un altro ristorantino invece della pasta fresca fatta in casa con un ottimo sugo ai funghi, preparato da un cuoco indiano che ha vissuto e lavorato per anni a Napoli in un ristorante. Nulla da invidiare alla pasta fresca fatta in Italia.

Una mattina decidiamo di farci una levataccia per fare un giro in barca sul Gange durante il sorgere del sole, momento molto spirituale della giornata per gli indiani.

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L’atmosfera è davvero suggestiva. I colori caldi nel cielo che preannunciano il sorgere del sole, una nebbiolina sul fiume, e i canti riempiono l’aria di magia.

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Il tour in barca dura un’oretta, e la guida ci da alcune informazioni sui palazzi, sui ghats più importanti e sui rituali. Purtroppo capisco pochissimo, gli indiani che parlano in Inglese sono abbastanza incomprensibili.

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È davvero incredibile come la nostra cultura occidentale/europea sia diversa da quella Indiana, di quanto tutto giri intorno a qualcosa di sacro e spirituale. Ogni cosa è legata alla religione.

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Una sera assistiamo alla cremazione di alcune persone induiste nel famoso ghat di Manikarnika, il principale utilizzato a questo scopo. Solo qui circa 200 corpi vengono cremati ogni giorno. È sicuramente un’esperienza molto particolare e suggestiva. Vedere a pochi metri dei corpi che bruciano avvolti dalle fiamme non è proprio una cosa leggera. È però incredibile come i cari dei defunti siano assolutamente composti e per nulla tristi. Probabilmente perché nella religione indù si crede che la vita continui dopo la morte e che il corpo è un semplice involucro materiale temporaneo. Quando giunge il momento di lasciare la vita, l’anima abbandona il corpo per andare in un piano spirituale.

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Burning Ghats

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Burning Ghats

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E come ultimo grande evento in India, esportato e diventato poi famoso anche in tutto il mondo, partecipiamo alla festa Holy conosciuta anche come il festival dei colori.

Per l’occasione di attrezziamo di colori in polvere dalla dubbia nocività, pistole ad acqua ma soprattutto di vestiti bianchi da riempire per bene di colori.

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Prima

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Dopo

 

Ebbene… Non è stata proprio una bella festa. Più che una festa spirituale mi è sembrata un’occasione speciale per gli indiani per ubriacarsi e fumare hashish come se non ci fosse un domani diventando molesti, aggressivi e pericolosi. Hanno cercato di derubarci almeno 3-4 volte, ci hanno strappato di dosso e dalle mani cappelli, sciarpe e pistole ad acqua. Insomma, la situazione era davvero degenerata e pericolosa, soprattutto per la mia amica, non a caso non si è vista una donna indiana in giro. Ogni gruppo di indiani che incontravamo faceva apprezzamenti di cattivo gusto alla mia amica, e con la scusa di abbracciarci e spalmarci i colori addosso, era più un’occasione per metterle le mani sulle tette e sul sedere. Dopo circa 1 ora davvero estenuante in cui davvero ci siamo sentiti in pericolo, siamo rintanati nella nostra guest house con un ricordo veramente negativo di questa festa e degli indiani stessi. Senza contare che per strada distruggevano qualunque cosa e facevano focolai senza badare a quello che bruciava intorno come biciclette, moto, carri, cavi elettrici. Davvero un’inciviltà che mi ha fatto ribrezzo.

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E con questa negativa esperienza, si conclude in anticipo di 3 settimane la mia esperienza in India per motivi personali.

Faccio delle considerazioni molto personali. Mi hanno sempre detto che l’India o si ama o si odia, non ci sono vie di mezzo. Ora, non vorrei dire che l’ho odiata, ma onestamente non mi ha affascinato così tanto come avrei pensato. Innegabilmente la cultura è molto molto diversa dalla nostra, ma personalmente non quel diverso che mi affascina o incuriosisce. La maggior parte delle volte mi sono trovato a disagio, sentito osservato come “l’occidentale”, non sentito il benvenuto. Mancano delle regole basilari di civiltà, di senso civico e soprattutto di pulizia. Sono parecchio arroganti e non sembra gliene importi molto di quello che gli accade intorno.

Le città anche non mi hanno affascinato, tutto molto degradato, smog e caos, a parte il Taj Mahal e qualche altro palazzo per il resto non sono rimasto particolarmente colpito dall’architettura.

Considerate comunque che ho visto solo una piccola parte dell’India, e che sicuramente tutto può variare da una regione all’altra. I miei amici per esempio hanno continuato a viaggiare ancora più a Nord e hanno detto che era molto meglio. Meno smog e caos e più cordialità nelle persone.

Certo se dovessi scegliere se tornare o no in India, al momento direi di no.

Con questo articolo chiudo il capitolo India, anche se appena riesco pubblicherò un breve video di tutti i luoghi visitati. Nei prossimi mesi mi occuperò di raccontarvi viaggi più brevi ed escursioni. Al momento sono in Italia, ad Aosta dove mi fermerò per un po’.

Spero a presto con qualcosa da raccontarvi e farvi vedere!