Roadtrip – Parte 3 – Kata Tjuta & Kings Canyon

Lunedì
Sveglia alle 4.20, con un dolce “Good Morning” accompagnato da una carezza dalla nostra guida Chris.
Vi confesso che è stata la più bella dormita che ho avuto negli ultimi 3 mesi. Avevo timore di avere freddo e male alla schiena, invece ho avuto quasi caldo e il materasso non era niente male.

Arrotoliamo Swag e sacco a pelo, super colazione, tazzone di caffè istantaneo e alle 5 siamo già tutti sul bus.
25 minuti dopo arriviamo ad un punto panoramico per assistere al sorgere del sole alle spalle di Uluru e di fronte a Kata Tjuta. E’ ancora buio, tira un vento gelido ma arriviamo prima di tutti e ci accaparriamo i posti migliori sulla piattaforma. Mancano ancora 30 minuti ma man mano il cielo si schiarisce e la luce inizia a dare forma al paesaggio circostante. All’orizzonte Uluru, e dietro di noi le montagne Kata Tjuta. C’è ancora qualche nuvola rendendo il tutto molto più pittoresco.
Alle 6.41 circa finalmente il sole spunta dietro Uluru e da inizio ad un nuovo giorno fra lo stupore di tutta la gente arrivata nel frattempo.
Freddo a parte è stato bellissimo.

Alba ad Uluru

Alba ad Uluru

Alba ad Uluru

Alba ad Uluru

Alba ad Uluru

Alba ad Uluru

Alba a Kata Tjuta

Alba a Kata Tjuta

Poco dopo si risale sul bus, destinazione Valley of Winds in Kata Tjuta. Kata Tjuta significa Molte Teste. Un gruppo di 36 massi dalla forma arrotondata che ricordano appunto delle teste giganti.
Dopo una breve pausa pipì inizia la camminata. Come potete immaginare dal nome è una valle dove tira un vento della Madonna ed è pure gelido.

Kata Tjuta

Kata Tjuta

Kata Tjuta

Kata Tjuta

Kata Tjuta

Kata Tjuta

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Ma il paesaggio è superlativo abbastanza da dimenticare freddo e vento.
Il colore rosso accesso della montagne si contrasta con il blu del cielo e con il verde della vegetazione circostante.

Kata Tjuta

Kata Tjuta

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La nostra guida ci da qualche informazione sulla storia di queste montagne e sulla vegetazione circostante.
Dopo circa un’ora e mezza ci fermiamo per uno snack, goderci la vista in mezzo alla vallata e successivamente fare marcia indietro verso il bus.
Torniamo alla base dove abbiamo dormito per pranzare e successivamente ripartiamo, direzione Kings Canyon.

Mt Connor

Mt Connor

Strada facendo ci fermiamo in una piazzola di fronte ad un collinetta. All’orizzonte vediamo un’altra mega montagna che onestamente mi ricorda un po’ quei film nel Far West. Il monte si chiama Mt Connor. E’ decisamente più grande di Uluru, e la sua forma è particolare perché almeno da lontano, la cima sembra completamente piatta, come se fosse stata tagliata con un coltello.
La guida ci fa salire sulla collinetta, arriviamo in cima e… WOW.. appare un mega lago salato. Nel lago non c’è acqua, ma solo sale. Per km si estende questa superficie bianca, è immenso.

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Dopo questa altra perla nel deserto, ripartiamo, la strada è ancora lunga e ogni tanto mi addormento.
Facciamo di nuovo uno stop per raccogliere la legna per il falò e arriviamo al campeggio a circa 40 km prima di Kings Canyon, giusti giusti per il tramonto.
Anche qui, come la sera prima super cena, questa volta burrito! Me ne sono preparati due talmente grossi che dopo volevo solo morire nel sacco a pelo. Ma non prima di una doccia calda, una birra di fronte al falò e una mini camminata per vedere le stelle.
Nei dintorni ci sono dei dingo, ma purtroppo non ne ho visto neanche uno. Soltanto tre cavalli illuminati con la sola luce della luna che immobili ti fissavano, incutendo un po’ terrore.
Poco dopo finalmente incappucciato dentro il mio Swag mi addormento.

Martedì
Sveglia alle 5.30, un freddo boia. Questa volta la notte non è stata delle migliori, proprio a causa del freddo. Ma bene o male ho dormito praticamente tutta la notte, svegliandomi solo ogni tanto, ammirando il cielo super stellato.
Colazione sostanziosa e verso le 6.20 lasciamo il campo per dirigerci a Kings Canyon.
Parcheggiato il bus, alla partenza della camminata ci sono le toilettes, dei pannelli informativi e un altro punto Wifi gratuito.
La camminata inizia con una bella salita, un po’ impegnativa ma molto ben tracciata con degli scalini ricavati dalla roccia. A parte questi primi 20 minuti “faticosi” nei quali si arriva in cima, il resto della camminata è davvero piacevole.
Il paesaggio è qualcosa di incredibile. Sembra di essere su un altro pianeta. Oserei dire Marte giusto per il colore rosso predominante.

Kings Canyon

Kings Canyon

La cosa che più mi affascina è pensare a quanto vecchie siano queste rocce, queste montagne. La guida ci spiega la conformazione e come si è creato il canyon. Ci racconta dei primi esploratori giunti qui.

Kings Canyon

Kings Canyon

Il percorso prevede diversi punti panoramici sul canyon da togliere il fiato. Ogni tanto si intravede qualche gum tree che chissà come è riuscito a mettere radici su pochi centimetri di parete e crescere a dispetto del senso di vertigini e della posizione sfavorevole.

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Kings Canyon

Kings Canyon

Kings Canyon

Kings Canyon

Troviamo anche qualche fossile incastonato nella roccia, quando milioni di anni fa il canyon era probabilmente sommerso da un grande lago.

Attraversiamo con un ponte una parte dove il canyon si stringe e scendiamo fino alla gola per raggiungere. Qui troviamo dell’acqua, con una folta vegetazione. E’ davvero un luogo meraviglioso. E’ davvero il giardino dell’Eden.

The Garden of Eden

The Garden of Eden

Risaliamo e continuiamo la camminata e non posso che pensare al finale del film “Priscilla, la regina del deserto”. La guida ci fa anche presente che nel 2004, 10 anni dopo l’uscita del film, c’è stata una sorta di anniversario in cui circa 35 Drag Queen hanno ripercorso le stesse tappe del film arrivando fino al Kings Canyon, ovviamente con trucco e parrucco. Non oso immaginare le risate. Appena ho un momento di internet devo cercare su Google qualche foto!

Kings Canyon

Kings Canyon

Kings Canyon

Kings Canyon

Kings Canyon

Kings Canyon

Trascorse 3 ore e mezza arriviamo di nuovo al parcheggio. Facciamo marcia indietro fino al camping per pranzare e subito dopo un altro bus ci passa a prendere per riportarci ad Alice Springs e neanche a farlo apposta è un bus rosa! Ma è Priscilla!!
Non ho resistito a chiedere di fare qualche foto!

Priscilla

Priscilla

Dopo questo gaio momento, saliamo su Priscilla e dopo quasi 6 ore siamo di nuovo ad Alice Springs.

Fine di questo tour che mi ha davvero emozionato e lasciato immagini indelebili nella mente. Finalmente ho avuto la possibilità di vedere quella che per me è la vera Australia, tutto quello che solitamente ci viene in mente quando pensiamo a questo paese lontano.
Ma il viaggio non è finito e l’avventura continua.

Mercoledì (oggi per me che scrivo)
Questa mattina abbiamo deciso di prendercela con comoda e di riposare un po’ di più.. Che poi sarebbe a dire che ci siamo svegliati verso le 7. Di più è quasi impossibile dormire in tenda. Fortunatamente con la nostra tenda ricoperta con una tela cerata, due felpe, sacco a pelo e coperta, non abbiamo patito il freddo e ho recuperato un pochino le ore di sonno.

Facciamo colazione, impacchettiamo le nostre cose e via verso SUD.
Oggi la strada è corta, solo 3 ore mezza per arrivare esattamente al confine fra il Northern Territory e il South Australia. Qui c’è un’area attrezzata gratuita, con i bagni ma grazie all’App Wikicamp veniamo a conoscenza che giusto dal lato opposto della Highway c’è una piccola strada sterrata non segnalata che dopo 200 metri si apre in  una zona dove poter campeggiare molto più grande e soprattutto non sulla strada.
Non c’è nessuno, a parte un camper a centinaia di metri di distanza da noi.

Northern Territory Border

Northern Territory Border

Siamo solo noi, il deserto, le nostre tende, il falò, la musica. La mamma di Timo legge un libro, Timo sta costruendo una testa di unicorno rosa (????) ed io scrivo questo articolo sul mio MacBook che pubblicherò appena avrò un po’ di copertura cellulare. Probabilmente riuscirò a farlo solo domani quando arriveremo a Coober Pedy.

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Buona notte da questo viaggio meraviglioso, in questa terra lontana.

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