Roadtrip – Parte 2 – Uluru

Si sono appena conclusi i più bei giorni dal mio arrivo in Australia fino ad ora.
E con essi si sono realizzati anche un paio di sogni nel cassetto.
Troppe cose voglio scrivere e raccontare, quindi dividerò questi ultimi tre giorni in due o tre articoli.

Venerdì scorso abbiamo campeggiato vicino a Tennant Creek, in un’area chiamata The Pebbles (Kunjarra).

The Pebbles

The Pebbles

Per arrivarci, dalla strada principale, abbiamo percorso 6,5 km di sterrato. Troviamo solo altre 4-5 macchine/van in questo luogo molto spirituale. In questo posto infatti c’è una concentrazione di rocce considerate sacre per gli aborigeni. E’ richiesto di non arrampicarvici sopra ma di seguire il sentiero.

All’ora del tramonto decidiamo di fare il loop del sito, con dei colori, una pace e un silenzio assoluto, quasi assordante. I tramonti qui sono molto veloci, dopo circa mezzora che il sole va a dormire all’orizzonte, diventa completamente buio.

The Pebbles al tramonto

The Pebbles al tramonto

Un cielo stellato meraviglioso ci fa compagnia prima di andare a dormire.

Sabato.
Grande giorno. Ci separano solo più 500km ad Alice Springs. Sveglia alle 5, caffè al volo, impacchettiamo tutto e ci rimettiamo alla guida. Decidiamo di fermarci per la colazione circa un’ora e mezza più tardi, in quanto al mattino tirava un vento freddissimo.

Ci fermiamo in quest’altro posto ancora più spirituale chiamato The Devils Marmble.

Ci perdiamo quasi un’ora e mezza. Anche questo sito è luogo sacro per gli aborigeni, in quanto ci sono queste formazioni rocciose davvero suggestive e particolari che per loro rappresentano le uova del serpente arcobaleno. In effetti alcune rocce sembrano davvero delle uova. Anche qui vige il “divieto” di calpestare e arrampicarsi sulle rocce.

The Devils Marbles

The Devils Marbles

The Devils Marbles

The Devils Marbles

The Devils Marbles

The Devils Marbles

Facciamo colazione in uno dei gazebo e partiamo subito in esplorazione. È incredibile come queste rocce sembrino impilate l’una sopra l’altra, come se una mano di un gigante giocasse con le rocce come fossero mattoncini Lego.
Mi ha ricordato tantissimo alcuni dipinti di Salvador Dalì con le uova.
Particolarità di questo luogo è che si può campeggiare, pagando solo una fee di circa 3-5$, ci sono i bagni chimici, ma niente acqua corrente, in compenso si trova un gazebo con pannelli solari e parabola satellitare che servono a fornire un servizio di internet Wifi gratuito. In pratica in mezzo all’Outback Australiano non hai acqua, ma internet gratis. Assurdo.

The Devils Marbles

The Devils Marbles

Dopo questa bellissima sosta, ci rimettiamo in moto. Il paesaggio cambia e si trasforma in continuazione. Ho perso il conto di quante volte ho esclamato WOW!

Dopo Tennant Creek non ci sono altri centri urbani, solo un paio di Roadhouse (autogrill).

Dopo circa altre 4 ore arriviamo finalmente ad Alice Springs.

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In realtà, non è nulla di eccezionale. Esattamente come tutte le altre piccole città australiane, senza fascino.

Ma nonostante questo sono emozionato, perché siamo arrivati nel centro dell’Australia da dove poi tutti partono per visitare i luoghi di maggiore interesse Australiano.

Decidiamo di andare a vedere il tramonto ad Anzac Hill, una collina dalla quale si ha un vista a 360º su Alice Springs e sulle montagne circostanti. Per l’occasione la mamma di Timo ha comprato una bottiglia di vino per brindare il traguardo ad Alice Springs. Ovviamente con la massima discrezione, in quanto è proibito bere alcolici in aree pubbliche.

Alice Springs

Alice Springs

Campeggiamo al Gap Hotel, dove finalmente possiamo fare una doccia calda dopo due giorni in cui non avevamo potuto lavarci per mancanza di docce e acqua nei campeggi.
Cena e nanna.

Domenica.
Sveglia alle 3.45, colazione, smontiamo le tende e alle 5.30 siamo nel parcheggio del Tour Operator dove abbiamo prenotato il tour per andare a visitare Uluru, Kata Tjuta e Kings Canyon. Inizialmente avevo pensato di fare tutto per conto nostro con la macchina, ma parlando con due ragazzi tedeschi a Balgal Beach che ce l’hanno consigliato, abbiamo pensato che avendo pochi giorni a disposizione, un sacco di cose da vedere, e tante ore di strada da percorrere, fosse meglio un tour organizzato. Non potevamo fare scelta migliore, poi spiegherò anche il perché.

Alle 6 carichiamo i nostri zaini con lo stretto necessario per i prossimi tre giorni, sacco a pelo e partiamo.

Dopo un paio d’ore ci fermiamo per una sosta in una Camel Farm. Nel tour è incluso un giro in groppa ad un cammello. Una cosa davvero turistica, un giro di 2 minuti, ma tutto ciò che è incluso lo faccio, e in realtà è stato anche divertente.

Camel Ride

Camel Ride

Si riparte e dopo diverse “soste pipì”, e la raccolta di legna lungo la strada per il falò della sera, ci avviciniamo ad Uluru, rinominato dai bianchi Ayers Rock.

Dall’infinita autostrada finalmente all’orizzonte appare il monolite più grande d’Australia.

Ma prima di esplorare ci fermiamo al campeggio dove dormiremo, facciamo pranzo e andiamo a recuperare all’aeroporto di Uluru altre persone che si uniscono al nostro tour.
Finalmente ci dirigiamo ad Uluru. Man mano che ci avviciniamo appare sempre più imponente e pieno di energia.
Il pulmino ci lascia in un determinato punto del sentiero che circumnaviga Uluru e percorriamo circa 4-5 km a piedi.

Uluru

Uluru

Uluru

Uluru

Uluru

Uluru

La nostra guida ci raccomanda di non fare fotografie in determinate zone e pareti di Uluru che sono segnalate lungo il percorso, in quanto per gli aborigeni hanno grande significato spirituale e che non devono essere viste e pubblicate in giro per il mondo. Rispettiamo questa banale e lecita richiesta. La camminata è easy, tutta in piano, ma il clima è molto secco e ci si disidrata molto velocemente. Infatti abbiamo circa 3 litri di acqua a testa. Inoltre devi combattere con centinaia di mosche che ti si posano in faccia, negli occhi, nelle orecchie, nel naso. Davvero snervante.

Uluru

Uluru

È incredibile vedere come gli agenti atmosferici abbiano modellato le forme e ricavato grotte nella roccia. Arrivati alla fine della camminata arriviamo nel punto di ritrovo del bus dal quale parte il sentiero che porta alla cima di Uluru.

E qui mi parte il nervoso.

Cartello di avvertimento

Cartello di avvertimento

La legge aborigena vieta a chiunque di calpestare e di salirci sopra. Nessuno è autorizzato. C’è un bel cartello prima del sentiero che cerca di sensibilizzare i turisti in tutte le lingue (Italiano compreso) e invita a non salirci e a rispettare il volere degli aborigeni. Poi subito accanto c’è un altro cartello con gli orari di apertura del sentiero, che fra l’altro è anche provvisto di paletti e catena per aiutarsi durante l’arrampicata. Ma allora siete deficienti o cosa?

Quindi in sostanza, la legge aborigena non vale una pippa. Prima ti fanno sentire una cacca se ci sali, ma poi ti danno la possibilità di farlo. La domanda sorge spotanea. Ma perché non chiudere definitivamente il sentiero, tanto quanto gli altri luoghi a loro sacri? La risposta è il turismo. Sostengono che chiudendo il sentiero, il turismo ne risentirebbe troppo. CAZZATE! Nonostante abbia visto qualcuno salire, sono convinto che la maggior parte dei turisti rispetti gli aborigeni e che vada ad Uluru anche senza salirci sopra.
Per rendere ancora tutto più assurdo, c’è un ulteriore cartello in cui si informa che stanno cercando la soluzione per chiudere definitivamente il sentiero. Ma che ci vuole? Tenete il cancello chiuso, smantellate le catene, mettete un poliziotto, una telecamera, un cane da guardia, uno spaventapasseri. Perché sì, c’è un cancello che viene aperto e chiuso negli orari in cui è possibile salirci.
Vorrei vedere se lasciassero toccare la Sindone a mani nude o entrare in una moschea con scarpe e minigonna, altrimenti il turismo ne risentirebbe.
Per me questa è solo arroganza dei bianchi nei confronti degli aborigeni che secondo me è ancora molto forte in Australia.

Chiudo il mio sfogo.

Con il bus ci spostiamo in un’altra parte di Uluru, dove la nostra guida ci parla un po’ di storia aborigena e di che cosa rende così importante Uluru per loro.

Uluru

Uluru

Dando qualche numero, Uluru è alto 348 metri ed ha un perimetro di circa 9,4 km. Quello che vediamo dovrebbe essere solo 1/3 di quella che è la grandezza complessiva. I 2/3 sono sotto terra. Interessante sapere che con il passare lento degli anni si è completamente rovesciato. Lo possiamo notare dagli strati della roccia che al giorno d’oggi li vediamo in verticale a 90° quindi. E’ come un Titanic che sta affondando per darvi l’idea.

La guida ci mostra una caverna in cui sono visibili alcuni disegni sulla parete, in cui gli uomini adulti insegnavano ai giovani ragazzi maschi come cacciare, come trovare l’acqua, come comportarsi con gli altri e altre lezioni di vita.

Nel frattempo il cielo si è fatto nuvoloso, e questo non è un bene. Infatti, tramonto e alba sono i momenti migliori per ammirare Uluru, in quanto la particolare luce dona dei colori molto accesi.

Uluru

Uluru

Finita la spiegazione della guida, ci spostiamo con il bus di qualche km da dove c’è un belvedere su Uluru per vederlo al tramonto. Come per magia, poco prima del tramonto, il cielo si apre quanto basta e il sole illumina Uluru.

Uluru al tramonto

Uluru al tramonto

Una magia e un’immagine che avevo sognato di vedere da tanto tempo, e che adesso si è materializzata davanti ai miei occhi. Le nuvole, non fanno altro che rendere i colori ancora più suggestivi.  Alle nostre spalle, dove il sole sta tramontando, c’è Kata Tjuta. Non sapevo più dove guardare, non volevo perdermi nessun momento di entrambi. Ogni pochi secondi i colori cambiano.

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Ma alla fine il sole sparisce e in pochi minuti porta via con se anche tutti i suoi colori.

Si rientra al campeggio dove mi godo una doccia calda prima di avere un mega barbecue di canguro, cammello e bue. La bistecca di canguro è la migliore, e me ne sparo ben tre.

Falò, pronti per dormire!

Falò, pronti per dormire!

Nel frattempo è stato acceso un mega falò dove passeremo la notte con il nostro sacco a pelo. Ci forniscono uno Swag, che tradotto sarebbe “fagotto”. Non è altro che una sorta di grosso sacco a pelo in di tela cerata con un materassino integrato nel quale inserisci il tuo sacco a pelo e ci dormi dentro.

Così ci sistemiamo più o meno in modo circolare intorno al falò, con un cielo non del tutto stellato per via delle nuvole. Credo di essermi addormentato dopo 10 secondi, completamente cotto e pieno di colori e ricordi impressi nei miei occhi che mi porterò dentro per tutta la vita.

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