Roadtrip – Parte 4 – Coober Pedy

Giovedì
Il risveglio è stato di nuovo gelido e poco piacevole, ma svegliarsi presto e vedere l’alba è sempre qualcosa di speciale.
Ma qualcosa di nuovo in Miss Sophie è cambiato… Un nuovo taglio di capelli? Un nuovo cappello? Un nuovo make up? Semplicemente un nuovo viso!

Miss Sophie

Miss Sophie

Dopo questo nuovo restyle si parte, questa volta per Coober Pedy!
Strada facendo scopro che in realtà ci sono un sacco di cose interessanti da fare e da vedere.

Coober Pedy

Coober Pedy

Coober Pedy è una cittadina in mezzo all’Outback di 3.500 anime, famosa per l’estrazione di Opali preziosi dal sottosuolo. Questo, rende la zona circostante piena di buche e cumuli di terra, risultato dei continui scavi che vengono fatti per la costruzione di nuove miniere. Si contano circa 1 milione fra buche e cumuli.
Durante l’estate le temperature possono raggiungere fino ai 50° C e d’inverno di notte le temperature scendono sotto zero. Proprio per questo motivo, la maggior parte della popolazione vive…sottoterra! Ebbene sì… Ci sono intere case, chiese, librerie, bar costruiti sotto terra. In questo modo la temperatura rimane costante intorno ai 20-25° C durante tutto l’arco della giornata e in qualsiasi stagione. Il che rende le temperature estive sopportabili e le notti d’inverno piacevoli.
Per non farci mancare questo tipo di esperienza, decideremo di passare la notte in un campeggio molto particolare. Ma ne parlerò più tardi.

Arriviamo a Coober Pedy e quello che subito salta all’occhio è che ci sono una marea di turisti.
Ci dirigiamo al centro Informazioni per raccogliere qualche info, fare pipì e comprare il pass al costo di $10 per auto per accedere al Breakways Reserve.
Quindi facciamo marcia indietro verso Nord per 33 km e giriamo a destra nella strada sterrata che porta alla Breakways Reserve. 9.5 km di sterrato molto ben battuto che ci portano al primo lookout.

Breakways Reserve

Breakways Reserve

Qui abbiamo una prima vista mozzafiato sull’area desertica che ci si presenta di fronte. Un mix di colori bellissimi: giallo, marrone, rosa, viola, rosso, bianco.
E’ proprio qui che sono stati girati moltissimi film fra i quali Mad Max e Priscilla la Regina del deserto.

Breakways Reserve

Breakways Reserve

Ci spostiamo al secondo lookout da dove la vista è ancora migliore e infatti faccio un sacco di foto panoramiche.

Breakways Reserve

Breakways Reserve

Torniamo in auto e percorriamo ancora qualche km di sterrato, con questi cumuli di colori intorno a noi fino ad arrivare a Salt and Pepper, Sale e Pepe. E’ facile capire perché è stato dato questo nome. Infatti queste due piccole colline sono una bianca e l’altra marrone.

Salt and Pepper

Salt and Pepper

E’ esattamente in questo punto che posso finalmente esclamare “Oh Felicia.. dove cazzo ci troviamo?”

Dopo un breve snack ripartiamo e ci dirigiamo verso la Dog Fence, una staccionata lunga più di 5.300km, la più lunga al mondo, costruita per tenere lontani i Dingo (i cani selvatici) dell’Australia sud-orientale. Impressionante!

Dog Fence

Dog Fence

Nei dintorni c’è anche la piatta chiamata Moon Plain, che ricorda il suolo lunare o marziano. Per questo motivo sono stati scelti questi luoghi per girare diversi film.

Breakways Reserve

Breakways Reserve

Breakways Reserve

Breakways Reserve

Breakways Reserve

Breakways Reserve

Questo posto è davvero spettacolare e sono felicissimo di averlo fatto.

In tutto fra andare e tornare abbiamo percorso circa 90 km.

Rientrando verso Coober Pedy, ci dirigiamo al nostro campeggio che rimane qualche km a sud, il Riba’s Underground Camping, l’unico campeggio in città che offre la possibilità di campeggiare sotto terra!

Riba’s Underground Camping

Riba’s Underground Camping

E’ davvero un’esperienza da provare, ma non la consiglio per chi soffre di claustrofobia o luoghi bui.

In pratica ci sono delle cuccette ricavate nella roccia dove si può dormire direttamente con il sacco a pelo o volendo anche con la tenda. All’esterno ci sono i bagni pulitissimi con doccia calda e una cucina. Sottoterra si trova invece la sala tv in cui si ha anche una rete wifi gratis ma decisamente lenta.

Riba’s Underground Camping

Riba’s Underground Camping

Per $15 a notte non ci si può lamentare! Abbiamo anche avuto un bel tramonto! Sono proprio contento!

Il mattino seguente dopo un’energetica colazione ci dirigiamo nel centro cittadino per fare rifornimento di acqua in questa stazione che ricorda in tutto e per tutto un benzinaio ma anziché erogare benzina, dalle pompe eroga acqua potabile. 20cent per 30 litri, mica male!

Ci dirigiamo nella prima chiesa costruita sottoterra, la St Peter and Paul Catholic Church. Piccina e intima, nulla di sensazionale.

St Peter and Paul Catholic Church

St Peter and Paul Catholic Church

Dopodiché facciamo un giro nella via centrale che è piena di gioiellerie di opale dalle insegne particolari.

Goielleria di Opale

Gioielleria di Opale

Gioielleria di Opale

Gioielleria di Opale

Troviamo anche una navicella spaziale schiantata nel parcheggio di una miniera. Proviene dal film “Pitch Black”.

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Nel frattempo ci rendiamo conto che Miss Sophie ha qualcosa che non va, non sta bene.

Ha sempre avuto una marmitta un po’ rumorosa, ma questa volta è troppo. Decidiamo di portarla dal medico, un meccanico chiamato Bulls nella via centrale. Un po’ diffidenti dalla paura di essere fregati come spesso accade ai backpackers con i meccanici, ci dobbiamo subito ricredere.

Miss Sophie dal Dottore

Miss Sophie dal Dottore

Il meccanico è molto amichevole e individua subito il problema… In pratica avevamo perso un bullone e la marmitta vibrava troppo emettendo quel noioso rumore. Avremmo anche potuto perderla per strada. Inoltre ci rendiamo conto che un lato di una ruota era molto più consumato e quindi decidiamo di fare ricalibrare l’allineamento delle ruote e di invertire le anteriori con le posteriori. Per quasi 2 ore di lavoro abbiamo pagato $90, qualcosa come 60-65€. Super onesto. Così ora Sophie sta bene e siamo molto più tranquilli.

Risolto il problema, facciamo giusto in tempo ad arrivare alla Josephine’s Gallery, una galleria d’arte aborigena, che a mezzogiorno organizza una cosa molto particolare. In cambio di una donazione libera, ti danno la possibilità di dar da mangiare ai cangurotti orfani!

Josephine's Gallery

Josephine’s Gallery

Josephine's Gallery

Josephine’s Gallery

Finalmente dopo più di 6 mesi in Australia ho toccato dei canguri, coccolati, e nutriti 😀

Se avessi voluto farlo prima è pieno di zoo che ti permettono di farlo, ma non sono venuto fino in Australia per pagare prezzi esorbitanti per vedere dei canguri tenuti in cattività. Quindi questo mi sembrava il metodo migliore. Aiutare con una donazione libera queste persone (ho lasciato $2.50) che si prendono cura dei piccoli canguri orfani che vengono recuperati per strada, e avere la possibilità di interagire con loro.

Posso dire di aver visto molti più canguri morti che vivi in Australia. Le strade sono colme di canguri morti che vengono investiti soprattutto durante la notte. La cosa impressionante è che i cuccioli che si trovano nel marsupio della mamma che è stata investita, possono vivere ancora diversi giorni se non sono morti anche loro nell’impatto. C’è tutta una procedura da seguire per controllare se c’è un cucciolo vivo, ma onestamente non ce la farei a curiosare in un cadavere di un canguro.

Tornando agli orfanelli, c’erano 4 canguri già grandicelli, ed uno molto piccolo ancora mezzo spelacchiato. A vederlo sembrava un chihuahua! Che tenero!

Josephine's Gallery

Josephine’s Gallery

Josephine's Gallery

Josephine’s Gallery

Dopo questo momento di tenerezza, ci rimane ancora una cosa fondamentale da fare a Coober Pedy. Visitare una miniera di Opale. Con $10 compriamo il biglietto d’ingresso senza guida alla Tom’s Working Opal Mine e ci addentriamo in questi cunicoli dove cerchiamo di interpretare quello che accade all’interno. Già.. diciamo che non c’era nessuna spiegazione, nessun cartello, niente di niente. Quindi ok che non abbiamo pagato la guida, però due indicazioni potevano scriverle. Ad ogni modo, essendoci informati un po’ prima per conto nostro abbiamo più o meno capito il funzionamento.

Tom's Working Opal Mine

Tom’s Working Opal Mine

Tom's Working Opal Mine

Tom’s Working Opal Mine

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Finiamo la visita, facciamo il pieno di GPL e via di nuovo verso sud.

Un paio d’ore d’auto prima di arrivare ad un’area di sosta gratuita, nulla di speciale ma c’era la toilette e alcuni tavoli dove poter preparare cena.

Verso le 21 eravamo già in tenda, pronti per passare la nostra ultima notte nell’Outback.

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Roadtrip – Parte 3 – Kata Tjuta & Kings Canyon

Lunedì
Sveglia alle 4.20, con un dolce “Good Morning” accompagnato da una carezza dalla nostra guida Chris.
Vi confesso che è stata la più bella dormita che ho avuto negli ultimi 3 mesi. Avevo timore di avere freddo e male alla schiena, invece ho avuto quasi caldo e il materasso non era niente male.

Arrotoliamo Swag e sacco a pelo, super colazione, tazzone di caffè istantaneo e alle 5 siamo già tutti sul bus.
25 minuti dopo arriviamo ad un punto panoramico per assistere al sorgere del sole alle spalle di Uluru e di fronte a Kata Tjuta. E’ ancora buio, tira un vento gelido ma arriviamo prima di tutti e ci accaparriamo i posti migliori sulla piattaforma. Mancano ancora 30 minuti ma man mano il cielo si schiarisce e la luce inizia a dare forma al paesaggio circostante. All’orizzonte Uluru, e dietro di noi le montagne Kata Tjuta. C’è ancora qualche nuvola rendendo il tutto molto più pittoresco.
Alle 6.41 circa finalmente il sole spunta dietro Uluru e da inizio ad un nuovo giorno fra lo stupore di tutta la gente arrivata nel frattempo.
Freddo a parte è stato bellissimo.

Alba ad Uluru

Alba ad Uluru

Alba ad Uluru

Alba ad Uluru

Alba ad Uluru

Alba ad Uluru

Alba a Kata Tjuta

Alba a Kata Tjuta

Poco dopo si risale sul bus, destinazione Valley of Winds in Kata Tjuta. Kata Tjuta significa Molte Teste. Un gruppo di 36 massi dalla forma arrotondata che ricordano appunto delle teste giganti.
Dopo una breve pausa pipì inizia la camminata. Come potete immaginare dal nome è una valle dove tira un vento della Madonna ed è pure gelido.

Kata Tjuta

Kata Tjuta

Kata Tjuta

Kata Tjuta

Kata Tjuta

Kata Tjuta

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Ma il paesaggio è superlativo abbastanza da dimenticare freddo e vento.
Il colore rosso accesso della montagne si contrasta con il blu del cielo e con il verde della vegetazione circostante.

Kata Tjuta

Kata Tjuta

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La nostra guida ci da qualche informazione sulla storia di queste montagne e sulla vegetazione circostante.
Dopo circa un’ora e mezza ci fermiamo per uno snack, goderci la vista in mezzo alla vallata e successivamente fare marcia indietro verso il bus.
Torniamo alla base dove abbiamo dormito per pranzare e successivamente ripartiamo, direzione Kings Canyon.

Mt Connor

Mt Connor

Strada facendo ci fermiamo in una piazzola di fronte ad un collinetta. All’orizzonte vediamo un’altra mega montagna che onestamente mi ricorda un po’ quei film nel Far West. Il monte si chiama Mt Connor. E’ decisamente più grande di Uluru, e la sua forma è particolare perché almeno da lontano, la cima sembra completamente piatta, come se fosse stata tagliata con un coltello.
La guida ci fa salire sulla collinetta, arriviamo in cima e… WOW.. appare un mega lago salato. Nel lago non c’è acqua, ma solo sale. Per km si estende questa superficie bianca, è immenso.

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Dopo questa altra perla nel deserto, ripartiamo, la strada è ancora lunga e ogni tanto mi addormento.
Facciamo di nuovo uno stop per raccogliere la legna per il falò e arriviamo al campeggio a circa 40 km prima di Kings Canyon, giusti giusti per il tramonto.
Anche qui, come la sera prima super cena, questa volta burrito! Me ne sono preparati due talmente grossi che dopo volevo solo morire nel sacco a pelo. Ma non prima di una doccia calda, una birra di fronte al falò e una mini camminata per vedere le stelle.
Nei dintorni ci sono dei dingo, ma purtroppo non ne ho visto neanche uno. Soltanto tre cavalli illuminati con la sola luce della luna che immobili ti fissavano, incutendo un po’ terrore.
Poco dopo finalmente incappucciato dentro il mio Swag mi addormento.

Martedì
Sveglia alle 5.30, un freddo boia. Questa volta la notte non è stata delle migliori, proprio a causa del freddo. Ma bene o male ho dormito praticamente tutta la notte, svegliandomi solo ogni tanto, ammirando il cielo super stellato.
Colazione sostanziosa e verso le 6.20 lasciamo il campo per dirigerci a Kings Canyon.
Parcheggiato il bus, alla partenza della camminata ci sono le toilettes, dei pannelli informativi e un altro punto Wifi gratuito.
La camminata inizia con una bella salita, un po’ impegnativa ma molto ben tracciata con degli scalini ricavati dalla roccia. A parte questi primi 20 minuti “faticosi” nei quali si arriva in cima, il resto della camminata è davvero piacevole.
Il paesaggio è qualcosa di incredibile. Sembra di essere su un altro pianeta. Oserei dire Marte giusto per il colore rosso predominante.

Kings Canyon

Kings Canyon

La cosa che più mi affascina è pensare a quanto vecchie siano queste rocce, queste montagne. La guida ci spiega la conformazione e come si è creato il canyon. Ci racconta dei primi esploratori giunti qui.

Kings Canyon

Kings Canyon

Il percorso prevede diversi punti panoramici sul canyon da togliere il fiato. Ogni tanto si intravede qualche gum tree che chissà come è riuscito a mettere radici su pochi centimetri di parete e crescere a dispetto del senso di vertigini e della posizione sfavorevole.

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Kings Canyon

Kings Canyon

Kings Canyon

Kings Canyon

Troviamo anche qualche fossile incastonato nella roccia, quando milioni di anni fa il canyon era probabilmente sommerso da un grande lago.

Attraversiamo con un ponte una parte dove il canyon si stringe e scendiamo fino alla gola per raggiungere. Qui troviamo dell’acqua, con una folta vegetazione. E’ davvero un luogo meraviglioso. E’ davvero il giardino dell’Eden.

The Garden of Eden

The Garden of Eden

Risaliamo e continuiamo la camminata e non posso che pensare al finale del film “Priscilla, la regina del deserto”. La guida ci fa anche presente che nel 2004, 10 anni dopo l’uscita del film, c’è stata una sorta di anniversario in cui circa 35 Drag Queen hanno ripercorso le stesse tappe del film arrivando fino al Kings Canyon, ovviamente con trucco e parrucco. Non oso immaginare le risate. Appena ho un momento di internet devo cercare su Google qualche foto!

Kings Canyon

Kings Canyon

Kings Canyon

Kings Canyon

Kings Canyon

Kings Canyon

Trascorse 3 ore e mezza arriviamo di nuovo al parcheggio. Facciamo marcia indietro fino al camping per pranzare e subito dopo un altro bus ci passa a prendere per riportarci ad Alice Springs e neanche a farlo apposta è un bus rosa! Ma è Priscilla!!
Non ho resistito a chiedere di fare qualche foto!

Priscilla

Priscilla

Dopo questo gaio momento, saliamo su Priscilla e dopo quasi 6 ore siamo di nuovo ad Alice Springs.

Fine di questo tour che mi ha davvero emozionato e lasciato immagini indelebili nella mente. Finalmente ho avuto la possibilità di vedere quella che per me è la vera Australia, tutto quello che solitamente ci viene in mente quando pensiamo a questo paese lontano.
Ma il viaggio non è finito e l’avventura continua.

Mercoledì (oggi per me che scrivo)
Questa mattina abbiamo deciso di prendercela con comoda e di riposare un po’ di più.. Che poi sarebbe a dire che ci siamo svegliati verso le 7. Di più è quasi impossibile dormire in tenda. Fortunatamente con la nostra tenda ricoperta con una tela cerata, due felpe, sacco a pelo e coperta, non abbiamo patito il freddo e ho recuperato un pochino le ore di sonno.

Facciamo colazione, impacchettiamo le nostre cose e via verso SUD.
Oggi la strada è corta, solo 3 ore mezza per arrivare esattamente al confine fra il Northern Territory e il South Australia. Qui c’è un’area attrezzata gratuita, con i bagni ma grazie all’App Wikicamp veniamo a conoscenza che giusto dal lato opposto della Highway c’è una piccola strada sterrata non segnalata che dopo 200 metri si apre in  una zona dove poter campeggiare molto più grande e soprattutto non sulla strada.
Non c’è nessuno, a parte un camper a centinaia di metri di distanza da noi.

Northern Territory Border

Northern Territory Border

Siamo solo noi, il deserto, le nostre tende, il falò, la musica. La mamma di Timo legge un libro, Timo sta costruendo una testa di unicorno rosa (????) ed io scrivo questo articolo sul mio MacBook che pubblicherò appena avrò un po’ di copertura cellulare. Probabilmente riuscirò a farlo solo domani quando arriveremo a Coober Pedy.

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Buona notte da questo viaggio meraviglioso, in questa terra lontana.

Roadtrip – Parte 2 – Uluru

Si sono appena conclusi i più bei giorni dal mio arrivo in Australia fino ad ora.
E con essi si sono realizzati anche un paio di sogni nel cassetto.
Troppe cose voglio scrivere e raccontare, quindi dividerò questi ultimi tre giorni in due o tre articoli.

Venerdì scorso abbiamo campeggiato vicino a Tennant Creek, in un’area chiamata The Pebbles (Kunjarra).

The Pebbles

The Pebbles

Per arrivarci, dalla strada principale, abbiamo percorso 6,5 km di sterrato. Troviamo solo altre 4-5 macchine/van in questo luogo molto spirituale. In questo posto infatti c’è una concentrazione di rocce considerate sacre per gli aborigeni. E’ richiesto di non arrampicarvici sopra ma di seguire il sentiero.

All’ora del tramonto decidiamo di fare il loop del sito, con dei colori, una pace e un silenzio assoluto, quasi assordante. I tramonti qui sono molto veloci, dopo circa mezzora che il sole va a dormire all’orizzonte, diventa completamente buio.

The Pebbles al tramonto

The Pebbles al tramonto

Un cielo stellato meraviglioso ci fa compagnia prima di andare a dormire.

Sabato.
Grande giorno. Ci separano solo più 500km ad Alice Springs. Sveglia alle 5, caffè al volo, impacchettiamo tutto e ci rimettiamo alla guida. Decidiamo di fermarci per la colazione circa un’ora e mezza più tardi, in quanto al mattino tirava un vento freddissimo.

Ci fermiamo in quest’altro posto ancora più spirituale chiamato The Devils Marmble.

Ci perdiamo quasi un’ora e mezza. Anche questo sito è luogo sacro per gli aborigeni, in quanto ci sono queste formazioni rocciose davvero suggestive e particolari che per loro rappresentano le uova del serpente arcobaleno. In effetti alcune rocce sembrano davvero delle uova. Anche qui vige il “divieto” di calpestare e arrampicarsi sulle rocce.

The Devils Marbles

The Devils Marbles

The Devils Marbles

The Devils Marbles

The Devils Marbles

The Devils Marbles

Facciamo colazione in uno dei gazebo e partiamo subito in esplorazione. È incredibile come queste rocce sembrino impilate l’una sopra l’altra, come se una mano di un gigante giocasse con le rocce come fossero mattoncini Lego.
Mi ha ricordato tantissimo alcuni dipinti di Salvador Dalì con le uova.
Particolarità di questo luogo è che si può campeggiare, pagando solo una fee di circa 3-5$, ci sono i bagni chimici, ma niente acqua corrente, in compenso si trova un gazebo con pannelli solari e parabola satellitare che servono a fornire un servizio di internet Wifi gratuito. In pratica in mezzo all’Outback Australiano non hai acqua, ma internet gratis. Assurdo.

The Devils Marbles

The Devils Marbles

Dopo questa bellissima sosta, ci rimettiamo in moto. Il paesaggio cambia e si trasforma in continuazione. Ho perso il conto di quante volte ho esclamato WOW!

Dopo Tennant Creek non ci sono altri centri urbani, solo un paio di Roadhouse (autogrill).

Dopo circa altre 4 ore arriviamo finalmente ad Alice Springs.

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In realtà, non è nulla di eccezionale. Esattamente come tutte le altre piccole città australiane, senza fascino.

Ma nonostante questo sono emozionato, perché siamo arrivati nel centro dell’Australia da dove poi tutti partono per visitare i luoghi di maggiore interesse Australiano.

Decidiamo di andare a vedere il tramonto ad Anzac Hill, una collina dalla quale si ha un vista a 360º su Alice Springs e sulle montagne circostanti. Per l’occasione la mamma di Timo ha comprato una bottiglia di vino per brindare il traguardo ad Alice Springs. Ovviamente con la massima discrezione, in quanto è proibito bere alcolici in aree pubbliche.

Alice Springs

Alice Springs

Campeggiamo al Gap Hotel, dove finalmente possiamo fare una doccia calda dopo due giorni in cui non avevamo potuto lavarci per mancanza di docce e acqua nei campeggi.
Cena e nanna.

Domenica.
Sveglia alle 3.45, colazione, smontiamo le tende e alle 5.30 siamo nel parcheggio del Tour Operator dove abbiamo prenotato il tour per andare a visitare Uluru, Kata Tjuta e Kings Canyon. Inizialmente avevo pensato di fare tutto per conto nostro con la macchina, ma parlando con due ragazzi tedeschi a Balgal Beach che ce l’hanno consigliato, abbiamo pensato che avendo pochi giorni a disposizione, un sacco di cose da vedere, e tante ore di strada da percorrere, fosse meglio un tour organizzato. Non potevamo fare scelta migliore, poi spiegherò anche il perché.

Alle 6 carichiamo i nostri zaini con lo stretto necessario per i prossimi tre giorni, sacco a pelo e partiamo.

Dopo un paio d’ore ci fermiamo per una sosta in una Camel Farm. Nel tour è incluso un giro in groppa ad un cammello. Una cosa davvero turistica, un giro di 2 minuti, ma tutto ciò che è incluso lo faccio, e in realtà è stato anche divertente.

Camel Ride

Camel Ride

Si riparte e dopo diverse “soste pipì”, e la raccolta di legna lungo la strada per il falò della sera, ci avviciniamo ad Uluru, rinominato dai bianchi Ayers Rock.

Dall’infinita autostrada finalmente all’orizzonte appare il monolite più grande d’Australia.

Ma prima di esplorare ci fermiamo al campeggio dove dormiremo, facciamo pranzo e andiamo a recuperare all’aeroporto di Uluru altre persone che si uniscono al nostro tour.
Finalmente ci dirigiamo ad Uluru. Man mano che ci avviciniamo appare sempre più imponente e pieno di energia.
Il pulmino ci lascia in un determinato punto del sentiero che circumnaviga Uluru e percorriamo circa 4-5 km a piedi.

Uluru

Uluru

Uluru

Uluru

Uluru

Uluru

La nostra guida ci raccomanda di non fare fotografie in determinate zone e pareti di Uluru che sono segnalate lungo il percorso, in quanto per gli aborigeni hanno grande significato spirituale e che non devono essere viste e pubblicate in giro per il mondo. Rispettiamo questa banale e lecita richiesta. La camminata è easy, tutta in piano, ma il clima è molto secco e ci si disidrata molto velocemente. Infatti abbiamo circa 3 litri di acqua a testa. Inoltre devi combattere con centinaia di mosche che ti si posano in faccia, negli occhi, nelle orecchie, nel naso. Davvero snervante.

Uluru

Uluru

È incredibile vedere come gli agenti atmosferici abbiano modellato le forme e ricavato grotte nella roccia. Arrivati alla fine della camminata arriviamo nel punto di ritrovo del bus dal quale parte il sentiero che porta alla cima di Uluru.

E qui mi parte il nervoso.

Cartello di avvertimento

Cartello di avvertimento

La legge aborigena vieta a chiunque di calpestare e di salirci sopra. Nessuno è autorizzato. C’è un bel cartello prima del sentiero che cerca di sensibilizzare i turisti in tutte le lingue (Italiano compreso) e invita a non salirci e a rispettare il volere degli aborigeni. Poi subito accanto c’è un altro cartello con gli orari di apertura del sentiero, che fra l’altro è anche provvisto di paletti e catena per aiutarsi durante l’arrampicata. Ma allora siete deficienti o cosa?

Quindi in sostanza, la legge aborigena non vale una pippa. Prima ti fanno sentire una cacca se ci sali, ma poi ti danno la possibilità di farlo. La domanda sorge spotanea. Ma perché non chiudere definitivamente il sentiero, tanto quanto gli altri luoghi a loro sacri? La risposta è il turismo. Sostengono che chiudendo il sentiero, il turismo ne risentirebbe troppo. CAZZATE! Nonostante abbia visto qualcuno salire, sono convinto che la maggior parte dei turisti rispetti gli aborigeni e che vada ad Uluru anche senza salirci sopra.
Per rendere ancora tutto più assurdo, c’è un ulteriore cartello in cui si informa che stanno cercando la soluzione per chiudere definitivamente il sentiero. Ma che ci vuole? Tenete il cancello chiuso, smantellate le catene, mettete un poliziotto, una telecamera, un cane da guardia, uno spaventapasseri. Perché sì, c’è un cancello che viene aperto e chiuso negli orari in cui è possibile salirci.
Vorrei vedere se lasciassero toccare la Sindone a mani nude o entrare in una moschea con scarpe e minigonna, altrimenti il turismo ne risentirebbe.
Per me questa è solo arroganza dei bianchi nei confronti degli aborigeni che secondo me è ancora molto forte in Australia.

Chiudo il mio sfogo.

Con il bus ci spostiamo in un’altra parte di Uluru, dove la nostra guida ci parla un po’ di storia aborigena e di che cosa rende così importante Uluru per loro.

Uluru

Uluru

Dando qualche numero, Uluru è alto 348 metri ed ha un perimetro di circa 9,4 km. Quello che vediamo dovrebbe essere solo 1/3 di quella che è la grandezza complessiva. I 2/3 sono sotto terra. Interessante sapere che con il passare lento degli anni si è completamente rovesciato. Lo possiamo notare dagli strati della roccia che al giorno d’oggi li vediamo in verticale a 90° quindi. E’ come un Titanic che sta affondando per darvi l’idea.

La guida ci mostra una caverna in cui sono visibili alcuni disegni sulla parete, in cui gli uomini adulti insegnavano ai giovani ragazzi maschi come cacciare, come trovare l’acqua, come comportarsi con gli altri e altre lezioni di vita.

Nel frattempo il cielo si è fatto nuvoloso, e questo non è un bene. Infatti, tramonto e alba sono i momenti migliori per ammirare Uluru, in quanto la particolare luce dona dei colori molto accesi.

Uluru

Uluru

Finita la spiegazione della guida, ci spostiamo con il bus di qualche km da dove c’è un belvedere su Uluru per vederlo al tramonto. Come per magia, poco prima del tramonto, il cielo si apre quanto basta e il sole illumina Uluru.

Uluru al tramonto

Uluru al tramonto

Una magia e un’immagine che avevo sognato di vedere da tanto tempo, e che adesso si è materializzata davanti ai miei occhi. Le nuvole, non fanno altro che rendere i colori ancora più suggestivi.  Alle nostre spalle, dove il sole sta tramontando, c’è Kata Tjuta. Non sapevo più dove guardare, non volevo perdermi nessun momento di entrambi. Ogni pochi secondi i colori cambiano.

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Ma alla fine il sole sparisce e in pochi minuti porta via con se anche tutti i suoi colori.

Si rientra al campeggio dove mi godo una doccia calda prima di avere un mega barbecue di canguro, cammello e bue. La bistecca di canguro è la migliore, e me ne sparo ben tre.

Falò, pronti per dormire!

Falò, pronti per dormire!

Nel frattempo è stato acceso un mega falò dove passeremo la notte con il nostro sacco a pelo. Ci forniscono uno Swag, che tradotto sarebbe “fagotto”. Non è altro che una sorta di grosso sacco a pelo in di tela cerata con un materassino integrato nel quale inserisci il tuo sacco a pelo e ci dormi dentro.

Così ci sistemiamo più o meno in modo circolare intorno al falò, con un cielo non del tutto stellato per via delle nuvole. Credo di essermi addormentato dopo 10 secondi, completamente cotto e pieno di colori e ricordi impressi nei miei occhi che mi porterò dentro per tutta la vita.

Roadtrip nell’Outback Australiano – Parte 1

Il roadtrip nell’Outback è finalmente iniziato! In questo momento sono nel mezzo del nulla che sfreccio a bordo di Miss Sophie nel Northen Territory. Ma torniamo indietro di qualche giorno. 

Sabato sera scorso, un po’ all’ultimo, Timo mi convince a fare Rafting per il giorno dopo. Così domenica ci caricano davanti all’ostello e andiamo al torrente di Tully, circa 1 ora di auto. In tutto eravamo una decina. La giornata consisteva in due parti. Al mattino la discesa del torrente con il livello dell’acqua basso e non troppo violenta, e il pomeriggio la stessa discesa ma con più acqua e con una forza maggiore, perché a monte c’è una centrale elettrica che apre l’acqua per attivare delle turbine. La giornata è stata bellissima e curata nei minimi dettagli dagli organizzatori, dalla colazione, al pranzo, alla birra a fine giornata. La discesa non era particolarmente pericolosa, ma è stato molto divertente anche se molto faticoso per braccia, spalle e schiena. Super felice di aver fatto questa esperienza nel bel mezzo della foresta tropicale!

 

Rafting

 
Lunedì abbiamo finalmente lasciato l’ostello in Mission Beach, anche se devo dire che ero un po’ triste di lasciare gli altri, ma questo fa parte dell’esperienza qui in Australia. Conoscere persone e dirsi addio. 

Siamo quindi ripartiti insieme ad altri due ragazzi dello staff dell’ostello, direzione Wallaman Fall, dove siamo già stati, ma questa volta facciamo camping lì nella speranza di avvistare gli ornitorinchi. 

Campeggiamo in questa area bellissima, in mezzo alla foresta nel parco nazionale, una pace e un silenzio incredibili. Durante il tramonto proviamo ad andare nel fiumiciattolo vicino al camping, ma degli ornitorinchi nessuna traccia. Così decidiamo di riprovare il giorno seguente all’alba. Probabilmente ne abbiamo avvistato solo uno che stava attraversando il fiume ma molto lontano da dove eravamo noi. 

Torniamo alle tende, e ci rimettiamo a dormire un paio d’ore, prima di smontare tutto e andare alla Wallaman Fall. Anche questa volta il tempo è brutto e piove, ma decidiamo lo stesso di intraprendere la camminata che porta alla base e che non avevamo fatto la volta scorsa. 

Wallaman Fall

Wallaman Fall

 Ne è valsa davvero la pena. Una camminata bellissima in mezzo alla foresta pluviale fitta fitta con qualche scorcio sulla cascata man mano che si scendeva. Il fatto che piovesse, ha reso la camminata ancora più particolare. Una volta arrivati alla base ci siamo goduti lo spettacolo, scattato qualche foto e tornati indietro. 

Destinazione Balgal Beach. 

 

Balgal Beach

 
Qui trascorriamo l’ultima notte insieme ai due ragazzi dell’ostello, prepariamo una mega cena, un bel falò, qualche birra e (modestamente) ho preparato il mio migliore impasto per fare gli stickbread. Il cielo era pulito e stellato, la temperatura gradevole. È stata semplicemente una serata perfetta. 

Il giorno seguente arriviamo a Townsville dove un po’ tristemente salutiamo i nostri amici all’ostello, ma neanche il tempo di assimilare l’addio, e 20 minuti dopo siamo all’aeroporto per andare a prendere la mamma di Timo. Inizia a salirmi un po’ l’agitazione, ma dopo 10 minuti realizzo che la mamma è ok, e soprattutto parla benissimo Inglese anche se ha un forte accento tedesco. 

Nel pomeriggio facciamo le ultime spese prima di affrontare il viaggio nell’outback e torniamo a Balgal Beach per trascorrere la nostra ultima notte nel Queensland. 

Finalmente arriva il tanto giorno atteso!

  
Giovedì mattina sveglia alle 4.45 per sfruttare al massimo la luce diurna per viaggiare. In Australia, come già avevo scritto, è meglio viaggiare in macchina solo nelle ore di luce comprese fra alba e tramonto, dopodiché le strade diventano pericolosissime per via delle centinaia di canguri e wallaby che attraversano la strada. L’alba è intorno alle 6.10 e il tramonto intorno alle 18. Quindi 12 ore di tempo ogni giorno. 

  

Ieri abbiamo viaggiato per tutte e 12 le ore per arrivare fino a Mt Isa. Che vi posso dire? Semplicemente incredibile. Il paesaggio cambia ogni 100Km circa il che rende tutto molto più interessante. È impressionante quando a 360º non riesci a vedere la fine della strada e di quello che ti circonda. La vista semplicemente si perde per questi spazi infiniti, è qualcosa di indescrivibile e mai visto prima. 

  

Il viaggio procede senza problemi, Miss Sophie se la cava alla grande e fino ad ora siamo quasi riusciti ad utilizzare per l’80% solo GPL facendoci risparmiare un bel po’ di soldini. La strada è tenuta benissimo e almeno ogni 5 minuti incroci una macchina o uno dei mastodontici Road Train. Cosa sono i Road Train? Sono dei mega TIR lunghi fino a 53 metri, con 3-4 “vagoni” che trasportano qualunque cosa da un capo all’altro dell’Australia. Quando li incroci o li devi superare mettono i brividi. 

 
Dopo 12 ore di viaggio decidiamo di fermarci in un campeggio gratuito 60Km prima di Mt Isa. Posso solo ringraziare l’App Wikicamp che ancora una volta suggerisce posti meravigliosi. 

In pratica prendendo una strada laterale ti trovi ad un cancello, apparentemente chiuso da una catena. In realtà leggendo dai commenti delle recensioni, serve solo per non fare uscire le mucche che pascolano nei dintorni, così apriamo il cancello e ci facciamo avanti in questa vallata con la strada sterrata, un po’ preoccupati se fosse davvero consentito entrarvi. Dopo qualche centinaia di metri scorgiamo un lago e diversi camper attorno! Siamo nel posto giusto!

  
Il posto è meraviglioso e arriviamo giusti giusti durante il tramonto, quando i colori caldi, rendono le rocce e la terra rossa ancora più spettacolare. 

Montiamo le tende, prepariamo cena, beviamo un paio di birre ammirando il cielo stellato, e alle 21 eravamo già a nanna. 

  
Oggi siamo di nuovo in viaggio, per arrivare a Three Way, che come suggerisce il nome è l’intersezione di tre strade quasi al centro dell’Australia. La strada che stiamo percorrendo noi che dal centro unisce la costa a EST vero Townsville, la strada che dal centro porta alla costa SUD verso Port Augusta e la strada che dal centro porta alla cost NORD verso Darwin. 

  
Oggi i Km sono meno, ma questa mattina abbiamo dovuto ritardare perché Timo si accorge di avere una zecca nella gamba, così decidiamo di passare in un centro medico a Mt Isa per toglierla perché pare siano molto pericolose qui per via dei virus e delle malattie che possono trasmettere. Fortunatamente sembra tutto a posto e Timo può tornare a correre libero e felice!

In questo momento stiamo viaggiando, e mancano ancora 4 ore, ma pubblicherò il post questa sera se ho copertura cellulare che nel mio caso è praticamente stata assente sempre a parte a Mt Isa. Io utilizzo la rete Optus mentre Timo ha BoostMobile che usa la rete Telstra ed incredibilmente ha quasi sempre avuto copertura. Ottima cosa per questo tipo di viaggio!

  

  
Domani ultimo giorno di viaggio prima di raggiungere Alice Springs! L’emozione sale!

Stay tuned!

6 mesi

6 mesi sono passati, sono a metà della mia esperienza in Australia. Qualcosa ho fatto, ma non abbastanza. Diciamo che ho un po’ recuperato solo ultimamente. I prossimi 6 mesi dovrebbero essere più intensi, sia dal punto di vista del viaggiare, sia dal punto di vista del lavoro.

Il 16 Settembre arriva la mamma di Timo e mi unisco a loro per viaggiare 4 settimane nella maggior parte dei posti che avevo in mente di visitare. Quindi da Townsville partiamo con Miss Sophie (la macchina di Timo) alla volta dell’Outback Australiano, direzione Alice Springs. Visiteremo Ayers Rock, Kings Canyon e poi scenderemo a sud passando per Coober Pedy e arrivando sulla costa ad Adelaide. In pratica quasi lo stesso percorso di Priscilla al contrario :p

Da lì percorreremo la famosa Great Ocean Road e come destinazione finale Melbourne. Onestamente dobbiamo ancora programmare le tappe intermedie, ma comunque non saranno molte avendo solo 4 settimane. Quindi a Melbourne dovremmo arrivare per metà Ottobre, il periodo migliore per cercare lavoro giusto prima dell’arrivo dell’estate e del Natale. Se questa volta tutto va bene, dovremmo fermarci a Melbourne almeno fino all’anno nuovo nella speranza di rientrare un po’ dei soldi spesi in questi 6 mesi. Onestamente non vedo l’ora di partire, dopo tre settimane fermo a Mission Beach. Qui è molto bello e rilassante, anche troppo. Più che andare in spiaggia, mangiare, leggere, chiacchierare con gli altri ragazzi nell’ostello non c’è molto altro da fare. L’ostello è praticamente vuoto, qualche sera fa c’erano solo 2 ospiti.

Falò

Falò

Una decina di giorni fa mi contatta un bar qui a Mission Beach al quale avevo mandato il CV, chiedendomi se stessi ancora cercando lavoro perché avevano urgente bisogno. Rispondo che sì, stavo ancora cercando ma che onestamente mi sarei fermato solo altre 3 settimane se per loro andava bene. Mi rispondo che sì assolutamente vanno bene anche solo 3 settimane perché hanno davvero urgenza e che nel frattempo avrebbero poi cercato qualcuno a lungo termine. Così mi dicono di passare il mattino dopo direttamente nel bar. Il giorno dopo faccio il mio turno di pulizie all’ostello, e alle 10.30 sono a Mission Beach al Shanti Café. Onestamente ero davvero molto tranquillo, e molto più sicuro di me stesso rispetto alle altre volte. Così dopo due chiacchiere, la responsabile mi butta dietro alla macchina del caffè insieme ad una ragazza che già lavorava lì. Una totale deficiente, confusionaria e che non era in grado di fare niente. Comunque le dico che a parte espresso e cappuccino, non ho idea di come fare tutti gli altri bibitoni come il Flat White e suoi simili e se quindi me li può spiegare. In pratica fra Cappuccino, Latte, Macchiato, Flat White e non ricordo cos’altro erano tutti la stessa cosa. Ogni volta che mi spiegava come fare uno di questi caffè, era esattamente uguale a quello precedente. Comunque per circa un’ora ho preparato tutte queste cose, e me la sono cavata anche abbastanza bene visto che sbagliare era difficile visto che non c’era differenza fra un cappuccino e un flat white. Dopo un’ora la responsabile mi chiama tutta sorridente e mi chiede come mi sembrava il lavoro… Io un po’ perplesso della domanda le dico che va tutto bene e che cosa pensava lei, se andavo bene. Lei inizia a fare un po’ la vaga dicendo “quindi stai solo tre settimane?” e io già capisco…capisco che è l’ennesima stronzata. L’ennesima stronza che racconta palle. Io le rispondo che sì  solo tre settimane, come le avevo detto il giorno prima.. E così un po’ imbarazzata mi dice che però tre settimane sono un po’ poche, che ha bisogno di qualcuno che rimanga più a lungo bla bla bla. Ho smesso di ascoltarla e ho fatto solo la mia faccia da culo sorridendo e dicendo “all good”. Quindi grazie e arrivederci. Ancora una volta ho avuto la conferma di quanto sono falsi gli australiani, e come dice l’altro ragazzo italiano dell’ostello, sono come i Piemontesi, falsi e cortesi. Fino al giorno prima era tutto ok anche per sole tre settimane perché aveva urgente bisogno, il giorno dopo mi tiene un’ora a fare una prova per dirmi che però vuole qualcuno che rimanga più a lungo…ma perché non mi dici semplicemente che non vado bene? Che sono lento? Che i miei caffè fanno schifo? Che ti sto sul culo? Oppure, che sono un maschio? Già, perché ovviamente il personale era tutto femminile, e ho avuto solo contatti via messaggio con la responsabile e quindi avrà pensato che Andrea fosse una ragazza e probabilmente è quello che stava cercando. Ma non mi dire che non vado bene perché rimango solo tre settimane quando te l’ho fatto presente, quando mi hai detto che andava benissimo e quando mi hai fatto anche fare una prova di un’ora. Comunque pensando al lato positivo, ho potuto esercitarmi per un’ora con la macchina del caffè e accumulare un po’ di esperienza per la prossima volta. Però questa è stata l’ennesima conferma di quanto gli Australiani indossino questa maschera di finta gentilezza e che non sono credibili.

Comunque, l’altro ieri il capo dell’ostello mi ha chiesto se volevo andare a fare delle pulizie in una casa privata per un paio d’ore pagate. Ho ovviamente accettato e insieme ad un’altra ragazza dell’ostello siamo andati in questa casa che era un totale delirio ed infatti ero preoccupato di come avremmo potuto sistemare tutto. In realtà volevano solo che pulissimo ragnatele e cacche di animali dai muri, passare l’aspirapolvere e lo straccio. Ci abbiamo messo meno di 2 ore e quando abbiamo finito non si poteva neanche notare la differenza, ma ci hanno dato $40 a testa! Hanno speso $80 per una spolverata… Tanto meglio per noi!

Negli ultimi giorni abbiamo anche avuto qualche ospite in ostello molto simpatico e divertente, abbiamo fatto un paio di falò in spiaggia e qualche camminata. Non avendo molto da fare ci diamo anche molto alla cucina.. Prepariamo il pane, facciamo torte, abbiamo fatto il gelato con un cocco fresco, la polenta, un piatto tedesco chiamato Käsespätzle e stasera ci aspetta una mega carbonara. In pratica sto diventando un ciccione! 😀 Onestamente, in questi 6 mesi non mi posso proprio lamentare del cibo.. Abitare dall’altra parte del mondo non significa che non puoi continuare a mangiare bene come in Italia.

Torta burro di arachidi e marmellata di lamponi

Torta burro di arachidi e marmellata di lamponi

Pane alle olive

Pane alle olive

Polenta

Polenta

Abbiamo fatto anche un paio di gite fuori porta ad alcune cascate.

DCIM102GOPRO

Josephine Falls

Josephine Falls

Josephine Falls

Murray Falls

Murray Falls

Kennedy Walk

Kennedy Walk

Kennedy Walk

Kennedy Walk

Oggi ho anche finito di leggere il mio primo libro in Inglese, cosa inimmaginabile fino a poco fa. All’inizio è stato un po’ difficile perché dovevo cercare sul dizionario una parola per ogni frase, ma dopo un paio di capitoli queste parole si sono ripetute diverse volte e alla fine non ho quasi mai dovuto cercarne altre. Certo non capivo al 100% tutte le parole, ma capivo il senso. Un buon esercizio che voglio continuare a fare leggendo altri libri.

Come regalo di questi 6 mesi, l’Australia mi ha regalato l’avvistamento di una balena e di un paio di Dugong, una sorta di delfini ciccioni.

Dugong

Dugong

Prossimo obiettivo come animali sono gli ornitorinchi, i koala e i wombat. Per ora dall’Australia è tutto!