Video del mio viaggio in India

Ciao a tutti!

Mi sono assentato per un po’..  Torno con la pubblicazione di un video sul mio viaggio in India. È la prima volta che faccio una cosa del genere, quindi è MOLTO amatoriale, inoltre mancano tantissime cose che ho visitato. Il video è stato girato interamente con un iPhone 5S

Spero comunque di riuscire a trasmettervi qualcosa di diverso e di più vivo rispetto alle sole fotografie che avete visto negli articoli precedenti. A distanza di diversi mesi dalla visita in India posso dire che aver visto il video mi ha emozionato tanto. Inizio ad apprezzare di più il viaggio fatto.

 

Buona visione!

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INDIA

UTTAR PRADESH

Varanasi

NEWS! I started to write my articles in English, sorry for any grammatical mistake, if you find someone let me know! To go to the English Version you can click on the right of this page ENGLISH VERSION or the link below. Thank you!

English Version

Ed eccoci all’ultimo articolo in India.

Lasciamo Agra di sera sempre in treno alla volta di Varanasi. Stessa scena di assalto come a Jaipur all’arrivo del treno. Andiamo direttamente nei vagoni notte, ma questa volta la situazione è anche peggiore. Sono tutti pieni. Nessun posto dove sedersi, o posto letto per dormire. Panico.

Il viaggio durerà qualcosa come 14-16 ore con i vari ritardi, impensabile di farsela in piedi o a terra. Dopo che la sorella del mio amico fa un giro di perlustrazione per i vari vagoni, abbiamo la conferma che siamo fregati.

Cerchiamo quindi almeno uno spazio dove mettere i nostri grossi zainoni da backpackers anche se siamo guardati sempre male dalla gente intorno. Alcuni ragazzini indiani che avranno avuto non più di 19-20 anni, ci osservano dalle loro brandine e si offrono per aiutarci a mettere via gli zaini ma non solo. Ci offrono di farci almeno sedere sulle loro brandine e noi molto stupiti dalla loro gentilezza accettiamo.

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Si fanno quattro chiacchiere e scopriamo che sono tutti studenti universitari. In realtà non chiacchierano molto, e quasi tutti si mettono cuffiette alle orecchie e giocano con i loro cellulari o guardano film. Il tempo passa ed ormai è notte. La stanchezza è alle stelle. I ragazzini spiegandoci che sarebbero scesi prima di noi ci offrono/obbligano a usare la loro brandina per dormire e loro si accucciano in fondo seduti ai nostri piedi. E’ stata incredibile la generosità di questi ragazzi, e non c’era verso di opporsi. Così cullati dall’ondeggiare del treno ci addormentiamo in quello che in quel momento era per me il miglior letto del mondo. Durante il viaggio il mio “salvatore” scende dal treno senza farsi notare, non sono neanche riuscito a dirgli grazie.

Dopo un infinito viaggio arriviamo finalmente a Varanasi verso l’ora di pranzo. In stazione incontriamo un amico australiano della sorella del mio amico, anche lui appena arrivato e sfiniti prendiamo un tuk tuk per cercare una Guest House. Dopo averne girate 2-3 troviamo quella giusta, in una piccola via interna, lontano dal caos della città ma in pieno centro.

Dedichiamo il resto del pomeriggio per riposarci dal viaggio in treno.

Verso l’ora di cena usciamo per andare a fare una passeggiata sui ghats lungo le rive del fiume simbolo dell’India, il Gange.

Rispetto a tutto il resto della città, sulle gradinate non c’è sporcizia in quanto è considerato luogo sacro, tanto da avere un “bidone sacro”🙂

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Dopo una bella camminata arriviamo in uno slargo dove sta andando in scena una cerimonia che raccoglie non solo centinaia di persone sulle gradinate, ma decine e decine di barche colme di persone che seguono dal fiume lo spettacolo fatto di musica, canti e balli. L’atmosfera è davvero magica e soprattutto colorata. La spiritualità delle persone attorno è così forte che sembra quasi palpabile.

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A fine cerimonia non mancano gli indiani che incuriositi da noi occidentali ci chiedono di scattare delle foto, soprattutto alla mia amica che ha i dreads ai capelli.

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Dopo qualche scatto da fenomeno da baraccone ci disperdiamo nelle viuzze interne strettissime che fortunatamente tengono alla larga i mezzi a motore fatta eccezione per qualche motocicletta.

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Ci fermiamo in un ristorantino fra tanti e mangiamo un’ottima uttapam con verdure e formaggio!

Rientrando in Guest House ci rimettiamo nelle strade principali dove c’è un mercato gigante lungo tutta la strada pieno di persone, motociclette e mucche.

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Ancora affamati ci mangiamo un paio di Samosa, dei triangoli di una sorta di sfoglia fritta ripiena di verdure e tanto chili.

Nei giorni seguenti esploriamo la città e ripercorriamo i ghats. Al mattino lungo le rive si svolgono diverse attività. Le persone fanno il bucato e poi lo stendono al sole sui gradini, alcuni si lavano, altri dipingono delle imbarcazioni, alcune mucche trovano rinfresco mettendosi a mollo nell’acqua.

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La nostra principale attività comunque rimane il mangiare. Ci sono talmente tanti posti a poco prezzo che c’è l’imbarazzo della scelta. Una sera mangiamo anche una buona pizza e in un altro ristorantino invece della pasta fresca fatta in casa con un ottimo sugo ai funghi, preparato da un cuoco indiano che ha vissuto e lavorato per anni a Napoli in un ristorante. Nulla da invidiare alla pasta fresca fatta in Italia.

Una mattina decidiamo di farci una levataccia per fare un giro in barca sul Gange durante il sorgere del sole, momento molto spirituale della giornata per gli indiani.

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L’atmosfera è davvero suggestiva. I colori caldi nel cielo che preannunciano il sorgere del sole, una nebbiolina sul fiume, e i canti riempiono l’aria di magia.

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Il tour in barca dura un’oretta, e la guida ci da alcune informazioni sui palazzi, sui ghats più importanti e sui rituali. Purtroppo capisco pochissimo, gli indiani che parlano in Inglese sono abbastanza incomprensibili.

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È davvero incredibile come la nostra cultura occidentale/europea sia diversa da quella Indiana, di quanto tutto giri intorno a qualcosa di sacro e spirituale. Ogni cosa è legata alla religione.

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Una sera assistiamo alla cremazione di alcune persone induiste nel famoso ghat di Manikarnika, il principale utilizzato a questo scopo. Solo qui circa 200 corpi vengono cremati ogni giorno. È sicuramente un’esperienza molto particolare e suggestiva. Vedere a pochi metri dei corpi che bruciano avvolti dalle fiamme non è proprio una cosa leggera. È però incredibile come i cari dei defunti siano assolutamente composti e per nulla tristi. Probabilmente perché nella religione indù si crede che la vita continui dopo la morte e che il corpo è un semplice involucro materiale temporaneo. Quando giunge il momento di lasciare la vita, l’anima abbandona il corpo per andare in un piano spirituale.

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Burning Ghats

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Burning Ghats

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E come ultimo grande evento in India, esportato e diventato poi famoso anche in tutto il mondo, partecipiamo alla festa Holy conosciuta anche come il festival dei colori.

Per l’occasione di attrezziamo di colori in polvere dalla dubbia nocività, pistole ad acqua ma soprattutto di vestiti bianchi da riempire per bene di colori.

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Prima

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Dopo

 

Ebbene… Non è stata proprio una bella festa. Più che una festa spirituale mi è sembrata un’occasione speciale per gli indiani per ubriacarsi e fumare hashish come se non ci fosse un domani diventando molesti, aggressivi e pericolosi. Hanno cercato di derubarci almeno 3-4 volte, ci hanno strappato di dosso e dalle mani cappelli, sciarpe e pistole ad acqua. Insomma, la situazione era davvero degenerata e pericolosa, soprattutto per la mia amica, non a caso non si è vista una donna indiana in giro. Ogni gruppo di indiani che incontravamo faceva apprezzamenti di cattivo gusto alla mia amica, e con la scusa di abbracciarci e spalmarci i colori addosso, era più un’occasione per metterle le mani sulle tette e sul sedere. Dopo circa 1 ora davvero estenuante in cui davvero ci siamo sentiti in pericolo, siamo rintanati nella nostra guest house con un ricordo veramente negativo di questa festa e degli indiani stessi. Senza contare che per strada distruggevano qualunque cosa e facevano focolai senza badare a quello che bruciava intorno come biciclette, moto, carri, cavi elettrici. Davvero un’inciviltà che mi ha fatto ribrezzo.

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E con questa negativa esperienza, si conclude in anticipo di 3 settimane la mia esperienza in India per motivi personali.

Faccio delle considerazioni molto personali. Mi hanno sempre detto che l’India o si ama o si odia, non ci sono vie di mezzo. Ora, non vorrei dire che l’ho odiata, ma onestamente non mi ha affascinato così tanto come avrei pensato. Innegabilmente la cultura è molto molto diversa dalla nostra, ma personalmente non quel diverso che mi affascina o incuriosisce. La maggior parte delle volte mi sono trovato a disagio, sentito osservato come “l’occidentale”, non sentito il benvenuto. Mancano delle regole basilari di civiltà, di senso civico e soprattutto di pulizia. Sono parecchio arroganti e non sembra gliene importi molto di quello che gli accade intorno.

Le città anche non mi hanno affascinato, tutto molto degradato, smog e caos, a parte il Taj Mahal e qualche altro palazzo per il resto non sono rimasto particolarmente colpito dall’architettura.

Considerate comunque che ho visto solo una piccola parte dell’India, e che sicuramente tutto può variare da una regione all’altra. I miei amici per esempio hanno continuato a viaggiare ancora più a Nord e hanno detto che era molto meglio. Meno smog e caos e più cordialità nelle persone.

Certo se dovessi scegliere se tornare o no in India, al momento direi di no.

Con questo articolo chiudo il capitolo India, anche se appena riesco pubblicherò un breve video di tutti i luoghi visitati. Nei prossimi mesi mi occuperò di raccontarvi viaggi più brevi ed escursioni. Al momento sono in Italia, ad Aosta dove mi fermerò per un po’.

Spero a presto con qualcosa da raccontarvi e farvi vedere!

INDIA

UTTAR PRADESH

Agra

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Questa volta prendere il treno è stata un’esperienza diversa.

E’ stata una di quelle scene che si vedono nei documentari in tv sull’India.

Il treno che arriva, si avvicina e mentre ancora è in corsa centinaia di persone si lanciano fra spintoni e urla disumane come un branco di animali per cercare di saltare sul treno non lasciando neanche il tempo alle persone dentro di scendere.

Noi onestamente siamo rimasti allibiti e ci siamo un attimo spaventati. Abbiamo evitato di fare lo stesso. Avevamo comprato i biglietti per la General Class, cioè la classe più economica, quella presa d’assalto.

Quando il treno si ferma completamente la situazione si normalizza dopo qualche minuto, cerchiamo un vagone che sia più o meno libero, e quindi saliamo sul vagone della seconda classe dove riusciamo anche a sederci. Quando passa il controllore chiediamo di fare l’upgrade e ci costa appena 100 rupie a testa, poco più di 1€ che era quasi 1/3 del costo totale del biglietto. Questo mi ha fatto capire quanto povera sia la gente se non può permettersi 100 rupie in più per poter viaggiare umanamente.

Il viaggio, che dura circa 5-6 ore, continua tranquillo attraversando per lo più zone desertiche e senza molti insediamenti umani.

Arriviamo ad Agra nella regione di Uttar Pradesh, verso l’ora di cena, ed è già buio. Durante il viaggio tiriamo giù una lista di appetibili Guest Houses in modo tale da farci portare direttamente con un TukTuk.

Arriviamo in questo hotel molto fatiscente e gestito da davvero poco simpatici individui i quali non sono in grado di parlare Inglese rendendo la comunicazione molto difficile. La prima camera che ci danno aveva i topi, così ci facciamo cambiare di stanza e andiamo al primo piano.

Mangiamo qualcosa nei dintorni e poi a nanna presto, in quanto il mattino seguente abbiamo la sveglia alle 5 per poter arrivare all’alba e senza code al Taj Mahal.

La notte è stata terribile, nell’hotel c’erano delle famiglie indiane che hanno fatto baccano tutta la notte, venendo anche a battere contro la nostra porta.

Comunque, ci svegliamo, laviamo e prendiamo un tuktuk per farci portare alle biglietterie dell’ingresso Ovest del Taj Mahal. Fortunatamente la coda non era lunghissima e in una mezzora fra controlli e metal detector entriamo nel luogo simbolo dell’India, nonché una delle nuove 7 meraviglie del mondo e patrimonio dell’Unesco.

Incredibilmente le mura che separano il mausoleo dal resto della città, tracciano una barriera quasi isolante fra il caos e la sporcizia esterna ad un’oasi di silenzio, giardini curati e pulizia maniacale. Sembra di non essere neanche più in India.

Percorriamo un centinaio di metri lungo un viale circondato da giardini e arriviamo nella piazzetta antecedente la porta principale.

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Ingresso principale Taj Mahal

Sono le 6.30 del mattino ed il sole è quasi pronto per uscire, i colori caldi, la nebbia leggera e la pace fanno da contorno allo spettacolo che stiamo per assistere. Attraverso la porta di ingresso che fa come da cornice naturale, in lontananza, eccolo lì nella sua grandiosità, avvolto nella foschia: il Taj Mahal.

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Taj Mahal

Nonostante sia molto presto c’è già parecchia gente e ovviamente le foto di rito e selfie vari non mancano. Appena riesco a farmi un po’ di spazio mi concedo anche io qualche scatto e momento di ammirazione e riflessione.

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Taj Mahal

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Taj Mahal

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Taj Mahal

Superata la porta ci si affaccia a questo parco verde con in mezzo una lunga fontana che si estende per qualche centinaio di metri fino alle basi del mausoleo.

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Porta d’ingresso dando le spalle al Taj Mahal

Ma cos’è esattamente il Taj Mahal? Io lo definirei un simbolo d’amore. Ma la storia è questa.

Il Taj è stato costruito dall’imperatore Shah Jahan come monumento in memoria della sua seconda moglie Mumtaz Mahal, che morì durante il parto del loro 14° figlio (quattordicesimo!!) nel 1631.

La sua morte portò l’imperatore alla disperazione, tanto che si dice che i suoi capelli divennero grigi nell’arco di una notte. I lavori per il Taj iniziarono l’anno stesso e fu inaugurato nel 1653. Non molto dopo l’inaugurazione l’imperatore fu imprigionato dal suo stesso figlio nel Forte di Agra fino alla fine dei suoi giorni, dove poté tristemente guardare il Taj Mahal attraverso la finestra della sua prigione. Furono impiegate 20.000 persone per la costruzione di questa grandiosa opera. Una storia popolare racconta inoltre che l’imperatore avrebbe voluto far costruire un secondo identico Taj in marmo nero come tomba per se stesso,  speculare a quello della moglie defunta sulla riva opposta del fiume e fu proprio questo il motivo per il quale fu imprigionato in quanto avrebbe costituito un costo troppo elevato da sostenere per l’impero. Vero o no, è una storia che ha del romantico e del tragico. Quindi, rifacendo la domanda, cos’è il Taj Mahal? “Semplicemente” una tomba.

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Taj Mahal

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Taj Mahal

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Taj Mahal

Saliamo i gradini alla base del Taj, rigorosamente scalzi e facciamo un giro completo dell’imponente costruzione prima di entrare all’interno, nel quale si trova la tomba (finta) di Mumtaz Mahal. All’interno c’è il divieto di scattare foto, ma pare che, soprattutto ai turisti indiani, poco interessi, ma decido comunque di rispettare la regola.

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Taj Mahal

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Taj Mahal

A quell’ora del mattino nient’altro era visitabile e quindi dopo qualche giro e decine di scatti, facciamo marcia indietro verso l’hotel per recuperare qualche ora di sonno prima dell’orario del checkout.

Nel pomeriggio andiamo a far quindi visita al Forte di Agra. E’ stata una piacevole sorpresa in quanto a detta di tutti, l’unica cosa interessante da fare ad Agra è il Taj Mahal, infatti la maggior parte rimane solo un giorno. Invece a me è piaciuto molto.

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Forte di Agra

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Forte di Agra

E’ una struttura abbastanza grande con tantissimi cortili, porticati, stanze e luoghi di preghiera da visitare. Sfortunatamente come qualsiasi altra attrazione turistica in India, non c’è un cartellino esplicativo o un’indicazione neanche a morire, e anche alla più banale domanda rivolta ad una guardia su dove si trova una determinata area, dopo averti dato la risposta, ti chiede la mancia cosa che ovviamente non ho lasciato.

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Forte di Agra

Piccolo consiglio, se vi portate dietro il biglietto del Taj Mahal avrete uno sconto, ma solo per il giorno stesso.

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Finita la visita al Forte, uscendo veniamo assaliti da venditori ambulanti e autisti di Rickshaw. Ci facciamo strada a piedi verso il centro attraversando le Slum, ovvero le baraccopoli dove vivono i cittadini più poveri con baracche di fortuna.

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Centro di Agra

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Centro di Agra

Effettivamente non c’è altro di entusiasmante da vedere ad Agra, quindi dopo aver fatto un giro per le caotiche strade dei bazar ci fermiamo per un paio di birre, recuperiamo i bagagli e torniamo in stazione per la mia ultima meta in India, Varanasi.

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Autista di Rickshaw (TukTuk)

Hawa Mahal, Jaipur

INDIA

RAJASTHAN

Jaipur

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Il primo treno che prendo in India ci porta da Ajmer fino a Jaipur, un viaggio relativamente breve di circa 2 ore.

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Il treno era mezzo vuoto e quindi abbiamo potuto viaggiare seduti senza problemi per un paio di euro.

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Jaipur è la capitale della regione del Rajasthan, fondata nel 1727 e conta circa 3 milioni di abitanti. Durante il regno di Sawai Ram Singh, la città era stata colorata di rosa in segno di benvenuto al Principe del Galles Edward VII nel 1876. Molte delle strade rimasero rosa, dando a Jaipur la nomea di Città Rosa.

Lasciata la “tranquillità” di Pushkar, Jaipur è di nuovo un centro caotico e di smog. I prezzi delle camere sono decisamente più alti, ma troviamo una Guest House gestita da dei cugini indiani molto cordiali e simpatici con un terrazzo sul tetto che fa dimenticare il caos circostante.

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Ci aggiriamo per la città a piedi, nelle vie degli affollatissimi mercati facendoci strada fra una mucca e un rickshaw. Ma di rosa non vediamo niente.

Solo avvicinandoci alle mura della città vecchia distinguiamo il colore rosa/salmone che contraddistingue questo posto.

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Visitiamo il caratteristico palazzo Hawa Mahal che fu eretto nel 1799 dal Maharajah Sawaj Pratap Singh per permettere alle donne di palazzo di vedere la vita e le processioni della città sottostante attraverso le piccole finestrelle che caratterizzano questo palazzo.

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Salendo ai piani alti si ha una magnifica vista da un lato al Jantar Mantar e al City Palace e dall’altra al mercato Siredeori.

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All’interno non vi è nulla, ma vale la pena comunque pagare il ticket per fare un giro all’interno e ammirare meglio i dettagli architettonici del palazzo tenuto in ottimo stato.

Camminando all’interno delle mura dell’antica città si incontrano scorci e archi ornati e colorati di una bellezza particolare.

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Old City, Jaipur

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Old City, Jaipur

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Old City, Jaipur

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Per il tramonto decidiamo di farci una camminata di circa 2Km salendo una delle colline circostanti per raggiungere il Forte di Nahargarh. Il sentiero a zigzag sale molto rapidamente ed è abbastanza impegnativo. A quell’ora centinaia di aquiloni colorati sovrastano la città, dove i bambini, da veri maestri, armeggiano i fili sui tetti delle loro case facendoli volare alti.

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Strada per il Forte di Nahargarh.

Arrivati in cima troviamo decine di giovani indiani saliti per lo più con le loro motociclette, minimo in 3 per per ognuna, dove si preparano per il tramonto bevendo birre e sgranocchiando cibo.

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Sfortunatamente il cielo non era completamente sereno quindi non abbiamo potuto godere di particolari colori caldi.

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Il giorno successivo visitiamo il singolare Jantar Mantar, un osservatorio a cielo aperto dove si trovano bizzarre strutture che servono per calcolare grazie alla luce del sole, l’ora, il calendario, i segni zodiacali ecc. Ci siamo affidati ad una guida che per 200 rupie ci ha dato un’esaustiva spiegazione del funzionamento di tutti questi strumenti che ci ha davvero affascinato.

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Il tempo a Jaipur si è esaurito e ci dirigiamo in stazione per la prossima meta, Agra.

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INDIA

RAJASTHAN

Pushkar e Ajmer

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Per la lingua Italiana, continuare di seguito.

Buona lettura! 

Il viaggio che per le prossime sei settimane mi porterà in India è iniziato.

Volo diretto Milano – Nuova Delhi con Airindia.

Ancora prima di atterrare, dal finestrino mi rendo conto subito di qualcosa che dovrò affrontare per le prossime settimane: lo smog. Una spessa nebbia circonda la città e dall’aereo sembra surreale.

Una volta raccolto il mio bagaglio e ritirato dal bancomat un po di Rupie, pago un taxi prepagato per arrivare fino in città dove un mio amico e sua sorella mi stanno aspettando.

È totalmente insano il modo che hanno di guidare, senza regole, dove ognuno fa quello che gli pare, dove a volte è meglio chiudere gli occhi piuttosto che guardare, ma è affascinante come senza nessuna logica e nessun senso, passando a 2 cm l’uno dall’altro, in realtà non si toccano e riescono a farsi strada ovunque.

Arrivo a destinazione sano e salvo, trovo i miei amici e esploriamo i dintorni a piedi. È il caos più totale. Camminare è quasi impossibile, motociclette, tuktuk, macchine che suonano senza sosta il clacson per farsi strada nella calca, sfiorandoti le gambe. Senza contare le mucche che camminano ovunque. Dopo 10 minuti sono già esausto, io che amo i posti tranquilli…

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Delhi

Fortunatamente a Nuova Delhi ci rimaniamo solo per il pomeriggio, alle 21.30 abbiamo già prenotato il bus notturno che ci porterà a Pushkar.

Per arrivare alla stazione dei bus prendiamo un tuk tuk e il divertimento misto all’ansia di morire si alternano. A mettermi maggiore ansia ci pensano i miei amici che mentre saliamo sul bus litigano pesantemente con l’autista perché vuole dei soldi extra per poter mettere il bagaglio in stiva. Si tratta di 20 rupie a testa, qualcosa come 26 cent di euro, ma è una questione di principio. Ovunque cercano di fregarti soldi, o chiederti soldi non dovuti, e lo fanno soprattutto con i turisti. Dopo ben 10 minuti di urla e tensioni riusciamo a mettere i bagagli senza pagarli.

Il bus notturno che parte con circa 2 ore di ritardo, ha oltre ai normai sedili, delle cuccette come quelle dei treni. Neanche poi così scomode, ma il problema è che il bus non è rilassante come un treno e le strade non sono di certo senza buche.

Dopo circa 12 ore con qualche fermata di mezzo arriviamo finalmente a Pushkar dove l’atmosfera è decisamente più rilassata, anche se nelle vie centrali il caos è persistente.

Pushkar ha un lago sacro, il che la rende particolare meta di turismo e pellegrinaggio. Inoltre moltissimi turisti fanno ottimi affari per comprare gioielli e pietre all’ingrosso da spedire in Europa per rivenderli. In città sono vietati alcool e carne, anche se in alcuni posti puoi trovare illegalmente della birra ordinando del “tè speciale”.

La via centrale dove si affacciano tutti i negozi e ristoranti è molto viva e caotica. Un mix di colori e odori. Anche qui ogni due metri cercano di invitarti nel proprio negozio per comprare qualcosa.
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Di interessante da fare a Puskar c’è il lago, dove sui ghats (i gradini sacri intorno al lago) si può ammirare uno spettacolare tramonto, al ritmo di tamburi, chitarre e giocolieri. Bisogna solo stare attenti a questi finti preti che ti ficcano un fiore in mano, poi ti accompagnano sul lago per fare una preghiera e alla fine ti chiedono un’offerta assurda per la propria famiglia. Noi ci siamo fatti abbindolare solo nel Brahma Temple, dove in realtà un ragazzo ci ha fatto tutto uno spiegone di cui abbiamo capito meno della metà facendoci fare tutto un rito particolare. Gli abbiamo lasciato 300 rupie a testa, che anche se sono poco meno di 4€, sono una follia. Tenendo conto che una notte in Guest House ci veniva a costare 110 rupie a testa. Insomma, bisogna fare un po’ attenzione e soprattutto imparare come sto facendo io, a dire di no o contrattare il prezzo per qualunque cosa. Qui funziona così, e anche se per noi Europei si tratta di centesimi o manciate di euro, vige sempre il principio di non farsi fregare, perché gli Indiani ne approfittano tantissimo e se possono cercano di fregarti più soldi possibili.

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Altra attrazione che merita, è senz’altro salire sulla collina del Savitri Temple per il tramonto. Da una parte si ha la città di Pushkar e dall’altra montagne e deserto. La camminata richiede circa 1 ora dal centro città ed è parecchio impegnativa, quindi essenziale portarsi almeno una bottiglia d’acqua a testa, ma ne vale proprio la pena. In cima, scimmie e cani ti aspettano nella speranza di ricevere qualche cosa da mangiare.

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Se invece c’è una cosa super facile da fare è mangiare. Ristoranti o baracche che fanno da mangiare tutto il giorno no stop a prezzi ridicoli. In media a pasto si spende dalle 100 alle 150 rupie.

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Un giorno noleggiamo uno scooter per 200 rupie e andiamo ad Ajmer, circa 20 km da Pushkar. È prettamente una città Islamica, dove si trova uno dei più importanti siti di pellegrinaggio dell’India per i musulmani, il Dargah. Sfortunatamente non possiamo entrare, perché indossiamo pantaloncini corti e non abbiamo nulla per coprirci.

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Visitiamo il Red Temple che però non è nulla di eccitante e compriamo a poco prezzo alcune attrezzature elettroniche nel delirio cittadino. Qui lo smog e il caos è qualcosa di esagerato.

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Rientrati a Pushkar approfittiamo dello scooter per andare un po’ fuori città dove inizia il deserto e ammirare i colori caldi che solo la luce del tramonto può dare.

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Un altro giorno assistiamo alla festa Shivrati che consiste in una parata di carri, fiori e colori per le vie del centro.

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Per ora è tutto, il viaggio in India continua!

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Ma quindi quest’Australia?

La domanda che mi hanno fatto tutti da quando sono tornato in Italia e che mi sono fatto anche io.
Bene, è giunto il momento di tirare le somme.
Ti è piaciuta l’Australia? SI

Ci torneresti a vivere? NO

L’Australia è un paese che merita senz’altro di essere vissuto per essere capito, un po’ come ho fatto io. Questo discorso in realtà credo che valga per qualunque paese.
Io ci ho vissuto per un anno, undici mesi per essere precisi. 
Le mie aspettative erano un po’ diverse.
Col senno di poi ho riconosciuto di aver fatto alcuni grossi errori, che secondo me non dovrebbero essere sottovalutati pianificando di trasferirsi all’estero per un così lungo periodo.
Io scelsi Brisbane come città iniziale, nella quale ho fatto il mio corso di inglese. Sicuramente la scelta di fare un mese di corso inglese, è stata una scelta saggia, sia per migliorare la lingua, ma soprattutto per socializzare un po’ e non trovarsi proprio da solo dall’altra parte del mondo.
Brisbane invece non si è rivelata la città giusta. Io onestamente avevo pensato che essendo una città meno gettonata e che in pochi conoscono, ci sarebbe stata più offerta di lavoro. Sbagliato. Meno gente significa anche meno ricambio e meno bisogno. Sydney e Melbourne nonostante siano stra piene di backpackers che cercano lavoro, qualcosa si trova sempre perché ogni giorno tanti arrivano ma tanti se ne vanno, quindi c’è un ricambio costante, il che significa che se non trovi lavoro lì significa che stai sbagliando qualcosa. Io a Melbourne ho trovato lavoro ancora prima di arrivarci, tanto per dire.

Altro grosso errore è stata la stagione. Sono arrivato a marzo, che sarebbe fine estate/autunno in Australia. In realtà sapevo che non sarebbe stato un periodo ideale per trovare lavoro, ma non pensavo che questo significasse il nulla assoluto. Certo, io vi parlo comunque di Brisbane e città piccole. Sydney e Melbourne anche se era bassa stagione qualcosa faticando un po’ di piu si dovrebbe trovare. Il periodo ideale è settembre/ottobre, poco prima che inizi la stagione estiva nella quale i locali cercano molto personale per l’alta stagione.
L’inglese anche è stato un grosso ostacolo. Nonostante avessi delle basi, nonostante avessi fatto la scuola, da lì al mondo reale, all’accento australiano ce ne passa. L’insicurezza nell’esprimermi, l’encefalogramma piatto quando ti facevano una domanda e tu non capisci niente… Insomma, chi vuoi che ti assuma se manco capisci le domande che ti hanno fatto? Lì non c’è niente da fare.. Solo l’esperienza, il parlare con gli altri, sbagliare, sentirsi stupido, ti porterà pian piano a migliorare la lingua. Quindi prima di partire, cercare di studiare l’inglese il più possibile.
A parte questi errori, per il resto posso dire che l’Australia è comunque un paese facile. Facile perché la burocrazia funziona. Perché le persone sono gentili (anche se molte volte solo di facciata). Perché sono tutti disponibili ad aiutarti, anche quando non lo chiedi. Perché quasi tutti rispettano le regole e se qualcuno non le rispetta glielo fanno notare. Tutto questo aiuta a semplificarti le cose. Poi certo comunque ci devi mettere del tuo, ma paragonato all’Italia è sicuramente tutto più facile. 
Il tenore di vita è alto, anche per i lavori più umili e che non richiedono qualifiche. Se in Italia fai le pulizie o il barista, prendi una miseria. In Australia puoi guadagnare 3.300$ e anche più per le stesse mansioni. Voi direte..beh certo però l’Australia è cara! Sicuramente sotto certi punti di vista è cara. Gli affitti soprattutto. Ma in realtà è tutto molto ben proporzionato agli stipendi. E se sai come muoverti, dove comprare, in realtà in molti casi è addirittura più economico dell’Italia.
Io a Melbourne pur essendo super sottopagato in nero per fare il lavapiatti, in 3 mesi e mezzo che ho lavorato, al netto di tutte le spese di affitto, cibo e pochissimi extra ho messo via quasi $3.000. In Italia probabilmente è tanto se facendo lo stesso riesci ad arrivare a fine mese.

Parlando invece dal punto naturalistico, beh.. Come direbbero gli Australiani, amazing!
L’Australia è un paese così grosso che puoi trovare di tutto. Spiagge, scogliere, montagne, deserti, laghi, fiumi, foreste pluviali, clima tropicale, clima secco, ecc. ecc. Ce n’è per tutti i gusti. Sono così orgoglioso di me stesso di aver viaggiato tantissimo, più di quanto in realtà avessi preventivato. Ho visto tanti di quei bei posti indescrivibili. Centinaia di tramonti e cieli stellati che rimarranno indelebili fotografie nella mia mente. Per non parlare di tutti gli animali assurdi che vivono in questa terra. Canguri, wallaby, wombat, serpenti, ragni, balene, dugong, coccodrilli, cassowary, emu, possum, dingo, squali (che purtroppo non ho visto), tartarughe, lizard, delfini, ecc. Ragazzi la natura è bellissima!
Quindi se la natura è bella, e gli animali, e guadagni palate di soldi, sono tutti gentili, rispettosi della legge ecc. Perché non ci andrei a vivere?
Penso prima di tutto che sia una sensazione personale. Nonostante i tanti lati positivi, non mi sentivo a mio agio. Manca storia, manca cultura, le città per me erano tutte le stesse noiose città, senza delle vere e proprie piazze, senza monumenti, senza via pedonali… E le persone.. Beh gli australiani li ho trovati tutti un po’ superficiali, non hanno il senso dell’amicizia profondo come lo intendiamo noi, vivono per lo più per sbronzarsi come delle merde, e spendere soldi in alcool e al ristorante. Insomma ho sentito tutto molto distante da me, non mi sentivo a mio agio. I lati positivi non superavano quelli negativi.
Questa ovviamente è solo la mia personale opinione, condivisibile o no.

Nonostante ciò, è un’esperienza che consiglierei a chiunque di fare, soprattutto ai più giovani.

Tornassi indietro, la rifarei, ma a 20 anni.

Mi ha dato tantissimo, mi ha aperto la mente sotto tanti punti di vista e mi ha insegnato tanto.

Mi ha ridato quella energia di vivere, che purtroppo, prima di partire era venuta a mancare. Avevo perso fiducia nel genere umano in generale, e invece l’Australia mi ha fatto veramente ricredere. Quante persone ho incontrato, australiani o viaggiatori dalle più svariate nazionalità. Quanto mi hanno dato, quanta condivisione, quanta esperienza. È pieno di persone buone il mondo, e adesso riesco finalmente a vedere le cose positive in ogni circostanza. 

Il mio blog continuerà. Forse in maniera diversa, un pochino meno prolissa. In questo momento sono sull’aereo che mi sta portando da Timo in India per 6 settimane. Sicuramente c’è tanto che vorrò condividere e soprattutto raccontare attraverso le foto. Vorrei anche iniziare a scrivere in Inglese per ampliare un po’ il mio bacino di visite che in quasi un anno sono circa 10.000 con 5.000 visitatori unici. Devo solo capire a livello tecnico se posso mettere un bottone per passare all’articolo in Inglese o devo scrivere tutto nello stesso articolo. 

Fino ad ora il mio blog è stato più un diario per me stesso, ora vorrei che diventasse un blog incentrato sui viaggi piuttosto che sulla mia vita privata. Spero che apprezziate e che continuerete a seguirmi in giro per il mondo per farvi vivere un po’ quello che i miei occhi vedono e che la mia anima vive e raccoglie.

Ed ora chiudo definitivamente il capitolo Australia. Grazie di tutto quello che mi hai dato.

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Goodbye Australia – Singapore

Per una volta, ce l’ho fatta! Vi ho fregato tutti e sono arrivato in Italia senza farmi sgamare da nessuno!😀

In occasione del ….esimo compleanno di mia mamma, ho approfittato per tornare in Italia per un breve periodo.

 

Ultimo camping in Australia

Lunedì 8 Febbraio abbiamo venduto Miss Sophie come precedentemente spiegato, e la sera stessa Timo ed io abbiamo lasciato l’Australia dall’aeroporto di Brisbane.

 

Addio Miss Sophie

Io in direzione Italia e lui in India, per raggiungere sua sorella. Io lo raggiungerò il 3 di Marzo e mi fermerò in India per 6 settimane.

Due giorni prima di partire ho scoperto che il mio scalo a Singapore durava ben 18 ore, ma per fortuna con degli orari furbi. Sono atterrato alle 5.30 del mattino e alle 23.30 di sera avrei avuto il volo per Milano. Quindi ne ho approfittato per passare l’intera giornata a Singapore.

Il tempo non era il massimo, tutto nuvoloso ma per lo meno niente pioggia e soprattutto non troppo umido come invece mi sarei aspettato.

Con la metro si arriva in centro in 30 minuti. Come arrivo prendo qualche mappa alla fermata e inizio a capire dove dirigermi. In neanche 10 minuti ben due persone si fermano a chiedere se ho bisogno, che cosa stavo cercando! Persone squisite e davvero gentili. La giornata non può che iniziare per il meglio!

Per prima cosa mi dirigo verso la zona Marina. Passo accanto ad un teatro enorme e dalle forme moderne.

 

Esplanade – Theatres on the Bay

 

Continuando sulla camminata che costeggia la baia arrivo ad uno dei monumenti simbolo di Singapore, il Merlion. Decine di turisti, soprattutto asiatici, muniti di stick per i selfie, si fanno migliaia di foto.


Continuo la mia passeggiata passando di fronte al Victoria Theatre fresco di ristrutturazione. Da lì attraverso il Singapore River e costeggio il fiume sul quale sono affacciati decine di ristoranti di ogni nazionalità. Probabilmente di sera con le luci l’atmosfera è decisamente più magica.

 

Victoria Theatre

  


Arrivo fino a China Town dove mi perdo affascinato. Trascorro diverse ore fra le vie di questo quartiere, dalla zona dei ristoranti, alle bancarelle. Faccio visita al più antico tempio Hindu della città, chiamato The Sri Mariamman Temple. Sul tetto un tripudio di statue colorate meravigliose.

The Sri Mariamman Temple

 

China Town

Piu avanti incontro un altro tempio, questa volta Buddista, il Buddha Tooth Relic Temple. All’interno c’erano delle funzioni, ma era comunque consentito entrarvi. Anche qui tanti colori e statue del Buddha sparse ovunque. Davvero bello!

 

Buddha Tooth Relic Temple



Beccato!! Qualcuno si distrae con il proprio iPhone

 

Il mio tour continua, direzione Marina Bay Sands che sicuramente avrete già visto in foto.

 

Marina Bay Sands

Nella passeggiata che mi porta fino lì incontro bellissimi palazzi moderni, di cui uno in particolare pieno di vegetazione sulle pareti. L’arte non manca di certo a Singapore e la pulizia è estrema. Ovunque ci sono cartelli che ti avvisano di quanto ammonta la multa per ogni cosa vietata.


  


Inoltre se già pensavo che l’Australia fosse piena di telecamere, mi devo subito ricredere. Singapore è anche peggio!


Prima di arrivare al Marina Bay Sands c’è un centro commerciale gigante dove la mia speranza di trovare una bottiglietta d’acqua a poco prezzo è vana. Addirittura al piano terreno hanno costruito un canale artificiale dove affittano delle barche a remi per i clienti… Altroché Grulandia! :p


Finalmente esco da lì e mi ritrovo da un lato il Marina Sands Bay e dall’altra l’ArtScience Museum dall’architettura davvero particolare. Accanto parte il ponte pedonale Helix Bridge da dove si possono fare belli scatti.

 

Marina Sands Bay

 

ArtScience Museum

 

Helix Bridge

Il tempo stringe, e voglio fare ancora un sacco di cose. Proseguo per il giardino botanico Gardens by the Bay, davvero spettacolare. Gli alberi metallici mi sembravano qualcosa di già visto in Italia… (L’albero della vita Expo 2015).

 

Gardens by the Bay

Mi sarebbe piaciuto vedere il Flower Dome e il Cloud Forest ma c’era una coda infinita, quindi ci ho dovuto rinunciare.

 

Interno del Marina Sands Bay

Dal giardino botanico si arriva direttamente al Marina Sands Bay. Entro e scopro che salire fino al 57° piano costa ben $23 e quindi ci rinuncio. Timo, che ci era già stato, mi aveva consigliato di andare al bar panoramico con l’ascensore che è gratis e poi prendere qualcosa da bere. Peccato che il bar aprisse solo alle 18 ed io non avevo tempo di aspettare. Peccato.

Come ultima tappa mi rimane Little India, il quartiere indiano, tanto per entrare nell’atmosfera indiana.


  
Anche qui ci sono diverse bancarelle e una zona ampia al coperto piena di ristorantini. Decido di cenare qui, dove mi mangio un piatto enorme di Chicken Biryani accompagnato da queste sfoglie di pane/crackers di cui non ricordo il nome.


La mia giornata a Singapore giunge al termine. Faccio rientro all’aeroporto e mi imbarco sul volo che in 13 ore mi riporterà in Italia dopo 11 mesi di assenza. Devo dir che Singapore mi è piaciuta tantissimo, più di qualsiasi altra città australiana che ho visto.

 

La pulitissima e moderna metropolitana di Singapore

 

Aeroporto di Singapore

A breve un articolo su riepilogativo di questa mia esperienza in Australia.